Osservatore Romano, Adinolfi: “Ha fatto un lavoro da 'Osservatore'. Marino "aggiorna" su diritti Lgbt, non governa"'

01 agosto 2015, Lucia Bigozzi
Osservatore Romano, Adinolfi: “Ha fatto un lavoro da 'Osservatore'. Marino 'aggiorna' su diritti Lgbt, non governa''
“L’Osservatore Romano lancia un segnale tecnico di allarme sul ritardo di Roma rispetto al Giubileo e alle tante emergenze irrisolte”. “La vera colpa di Marino è non aver fatto politica nel senso di governo della polis, ma di aver interpretato la politica come costruzione di un proprio spazio di potere”.  Muove da qui l’analisi di Mario Adinolfi, direttore de il quotidiano La Croce nella conversazione con Intelligonews sul monito, molto esplicito, del quotidiano d’Oltretevere alla classe dirigente romana. 

“Roma soffocata dalla crisi” scrive l’Osservatore Romano. Dopo il New York Times, Le Monde e il Telegraph anche il quotidiano vaticano denuncia i mali della città e lo fa in un modo esplicito quanto inconsueto per la sua tradizione. Come va letto?

«Credo che l’Osservatore Romano non stia facendo un lavoro politico; fa un lavoro da Osservatore Romano, cioè uno che osserva. E voglio dirlo da cittadino romano prima che da cattolico romano. E’ evidente a tutti il ritardo colossale di questa città rispetto all’emergenza che è anche una grandissima opportunità, come quella del Giubileo straordinario che inizierà l’8 dicembre e ricordo un altro appuntamento importante che lo precederà: il 3 ottobre inizia il Sinodo della famiglia, ci sarà la veglia di preghiera il giorno prima con l’arrivo a Roma di migliaia di famiglie, io stesso ci sarò sia con il quotidiano La Croce che con la mia famiglia. Da romani, come facciamo a non essere allarmati rispetto alla priorità del sindaco che pare essere quella di fare corsi di aggiornamento sui diritti Lgbt, (sul tema specifico Intelligonews ha intervistato il capogruppo di FdI in Campidoglio Fabrizio Ghera, ndr), anziché guardare a una città oggettivamente in ritardo? Su questo l’Osservatore Romano manda un segnale tecnico di allarme rispetto a una dimensione metropolitana che in questo momento non pare assolutamente in grado di reggere l’impatto di una annata giubilare che sarà – lo ripeto – una straordinaria opportunità per Roma. Il fatto che la città non sia pronta a cogliere la grande opportunità dell’evento e strutturalmente a reggerne l’impatto, necessita del monito da parte della stampa. Mi meraviglia, questo sì, che l’Osservatore Romano sia stato il primo quotidiano a lanciare un dato di allarme così netto; magari avrebbe dovuto farlo Il Messaggero…».

L’Osservatore Romano parla esplicitamente di “caso politico”. Secondo lei cosa intende?

«Credo che intenda segnalare l’assenza di una guida politica rispetto al calendario degli eventi. Lo chiedo ai romani: vi pare una città governata? La politica è governo della città, etimologicamente il governo della polis. Io vivo a Largo Argentina, la zona dove tradizionalmente si colloca l’uccisione di Giulio Cesare e quindi rappresenta uno dei punti maggiormente visitati dai turisti. Bene, ogni giorno c’è un gruppo di soggiornanti all’aperto che usano la Torre Argentina come un water, per non parlare del disastro delle condizioni delle periferie, della condizione dei trasporti che ormai ha raggiunto la dimensione del caos assoluto. Tutto ciò non mi pare governo della città».

E’ una sconfessione politica del sindaco Marino?

«Nessuno è ingenuo, neanche Oltretevere. L’interpretazione più semplice è questa. A me sembra che ci sia un allarme più ampio. Si pensa spesso che la politica sia il giochino della guerra per bande; invece l’Osservatore Romano fa un’operazione di pulizia etimologica, della serie: le cose devono funzionare e a Roma non funzionano e questo riguarda non solo Marino che oggi è sindaco ma anche le classi dirigenti della città. E' un allarme lanciato rispetto a una città incapace di governarsi a più livelli: c’è il livello di governo cittadino, dei municipi, il livello regionale e quello della classe imprenditoriale, il tipo di azione sindacale di lotta che spesso viene attuata contro i cittadini. I livelli di problematicità sono molti; ovviamente un sindaco libero dal sistema dei partiti come ha sempre rivendicato di essere Marino, avrebbe dovuto mettere mano concretamente alle questioni operative di governo della città. La vera colpa di Marino è non aver fatto politica nel senso di governo della polis, ma di aver interpretato la politica come costruzione di un proprio spazio di potere»

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