Azzollini, Rai, terrorismo… e Renzi resiste alle sabbie mobili

01 agosto 2015, Lucia Bigozzi
Azzollini, Rai, terrorismo… e Renzi resiste alle sabbie mobili
Sabbie mobili o praterie? Dipende da come la si legge - se nell’ottica della novità verdiana che potrebbe assicurare al premier una navigazione meno perigliosa nelle acque del Senato o dalla prospettiva dei ribelli dem e delle opposizioni, ma nella settimana che si è appena conclusa, Renzi ha ballato. 

Dalla riforma della Rai, fiore all’occhiello della ‘rivoluzione’ renziana, al caso Azzollini che rimanda all’alleanza con Ncd, passando per l’allarme terrorismo, tra Palazzo Chigi e il parlamento la colonnina di mercurio è il linea con le temperature africane imposte da Caronte.

CASO AZZOLLINI. Il senatore Ncd non sarà arrestato, come invece chiesto dai magistrati di Trani. Il Senato dice no e il Pd si spacca per l’ennesima volta: in Commissione aveva detto sì alla misura cautelare, ma in Aula ha #cambiatoverso. Ed è su questo punto politico e sugli equilibri dell’alleato di governo – il partito di Alfano – che si misurano imbarazzi e polemiche. Come nel caso di Debora Serracchiani che un secondo dopo il voto consegna a L’Unità un video nel quale dice che il partito del quale è vicesegretario nazionale dovrebbe chiedere scusa. 

L’effetto è quello di una mina nel già precario equilibrio interno. I 5S vanno alla carica e Carlo Sibilia, esponente del coordinamento pentastellato, a Intelligonews punta il dito contro la “coscienza del Pd”, mentre dalle fila degli alfaniani il senatore Roberto Formigoni dice che “nelle carte su Azzollini c’è solo fumo” e che i senatori – pure quelli del Pd – stavolta hanno letto le carte e deciso secondo “coscienza informata”. Ma al di là dei tecnicismi il punto politico rimanda ai numeri ballerini di Renzi a Palazzo Madama e dunque alla necessità di consolidarli, sia dentro che fuori dalla maggioranza. 

Non è un caso che molti osservatori politici, inviduano nella mossa di Denis Verdini che a metà settimana spicca il volo da Berlusconi aprendo l’Ala del suo nuovo gruppo parlamentare, un ‘gancio’ sicuro per il premier soprattutto sul versante delle riforme, e in particolare quella del Senato che entro il 15 ottobre deve essere votata e che rappresenta un altro tassello della ‘rivoluzione’ renziana. 

SGAMBETTO RAI. Accade sul finire della settimana e non è indolore. Il governo è battuto al Senato: 19 senatori dem votano contro, cioè con le opposizioni la riforma della tv pubblica e i ‘verdiniani’ votano – tatticamente – in ordine sparso. Il fedelissimo del premier nonché sottosegretario Luca Lotti parla di “pugnalata alle spalle” riferendosi ai ribelli dem che dal loro punto di vista, invece, esultano sia per lo stop al provvedimento che per la convinzione di potersi così riprendere il partito, alias la Ditta. 

L’ex parlamentare Pd Stefano Fassina nella conversazione con Intelligonews osserva che quella della riforma sarebbe una “tv pubblica di governo” e su l’Ala verdiniana accusa: “Verdini è la contraddizione radicale di Renzi”. Non risparmia stoccate dai banchi dell’opposizione neppure il senatore di Fi Lucio Malan: “Renzi spericolato se conta su Verdini” osservando come l’inciampo sulla riforma sia “una figuraccia del Pd”. Ora il testo passa alla Camera ma la battaglia – dentro e fuori il Pd – non è conclusa. Non è un caso che proprio da Palazzo Chigi arrivino segnali distensivi secondo i quali Renzi e Boschi sarebbero pronti ad aprire a correzioni. Parola-chiave: compromesso.

ALLARME TERRORISMO. Lo rilancia il sindaco di Roma a quattro mesi dal Giubileo straordinario. Ignazio Marino all’indomani del varo della giunta 3.0, riapre il tema con annesse polemiche. In realtà, il suo sembra più un messaggio politico per Renzi e Alfano.

L’ex magistrato anti-terrorismo e parlamentare di Scelta Civica, Stefano Dambruoso consegna a Intelligonews il suo appello per la sicurezza, ma è dai 5S che arriva il siluro all’indirizzo del sindaco Marino per bocca della senatrice Paola Taverna, mentre da Fi l’ex sindaco Alessandro Cattaneo stigmatizza quello che definisce “l’atteggiamento pilatesco” del primo cittadino. La critica forse più eloquente perché argomentata sul piano tecnico cioè operativo, arriva dal segretario nazionale del sindacato di Polizia Sap, Gianni Tonelli che denuncia: “Noi davanti all’Isis in mutande, non abbiamo neanche i pantaloni…”. 

Intanto Renzi… balla. 


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