La Boschi senza veli politici: si confessa a Sette

01 agosto 2015, intelligo
La Boschi senza veli politici: si confessa a Sette
Riforme, non chiamateli annunci. Maria Elena Boschi a Sette senza veli (politici) fa il punto sull’agenda di governo. Ma soprattutto si esercita a smontare le accuse di annuncite che piovono sul governo Renzi e dunque anche sul suo discastero, quello delle Riforme. 

 “Ci dicevano che gli 80 euro erano “annuncite” e ora sono in busta paga. Che gli sgravi Irap erano “annuncite” e ora sono posti di lavoro. Che la legge elettorale era “annuncite” e ora è in Gazzetta Ufficiale. Magari le nostre riforme non piacciono a tutti, ma tutto si può dire tranne che sono annunci”, rilancia il ministro renziano che guarda al bicchiere mezzo pieno della navigazione e si dice certa che “ce la faremo”, ovvero che l’esecutivo arriverà dritto alla scadenza naturale della legislatura (2018). 

Non manca un sassolino dalla scarpa pensando ai governi precedenti: “Abbiamo ereditato 889 decreti da adottare. La media del livello di attuazione del programma del governo precedente era del 38%. In un anno e mezzo siamo passati al 73%; abbiamo portato sotto a 300 i decreti sospesi dei governi Monti e Letta. Poi abbiamo i nostri. La Commissione europea e l ‘Ocse, nell ‘ultimo rapporto, hanno certificato il miglioramento”. Detto questo, aggiunge che si può fare di più e meglio, secondo il clichè renziano. 

La Boschi tocca poi la questione delle unioni civili e sembra andarci coi piedi di piombo, attenta a non assumere posizioni troppo vicine all’una o all’altra delle parti in competizione: “Vengo dall’esperienza delle Giornate mondiali della gioventù, sono cattolica, ma sulle unioni civili ho una posizione diversa rispetto a quella ufficiale della Chiesa. Io sarei favorevole al matrimonio. Il Papa, dicendo “chi sono io per giudicare”, ha aperto a una riflessione. Oggi, in questo Parlamento, non è realistico immaginare che si possa ottenere il matrimonio tra omosessuali; quindi, occorre mediare.

Vanno evitate le posizioni estreme. Anche perché una sentenza della Corte Costituzionale vieta di equiparare le unioni civili al matrimonio. Le adozioni, poi, dividono in maniera più incisiva”. Di qui la convinzione che “l’ipotesi di ispirarsi al modello tedesco, ovvero un riconoscimento e, quindi, la possibilità di adozione all’interno della coppia per i figli nati da precedenti unioni” possa rappresentare “un buon punto di partenza”. Ma la strada è ancora lunga.

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LuBi

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