Nuova minaccia Isis, Cacciari: “Richiamo alla croce? Uno strumento, non un pretesto per la guerra”

01 agosto 2016 ore 12:28, Andrea Barcariol
"La croce non è un pretesto è uno strumento come un altro nel condurre una guerra che ha evidenti cause sociali, politiche, storiche e anche religiose". Questo, in sintesi, il pensiero del filosofo Massimo Cacciari, intervistato da IntelligoNews, sulla nuova minaccia dell'Isis di colpire l'Europa e in particolare le chiese. 

Isis ha minacciato anche la Russia e lanciato un appello ai suoi attraverso la rivista Dabiq: "Rompere la croce". Papa Francesco invece ha detto che non si tratta di una guerra di religione. Lei cosa ne pensa?

«Non è una guerra di religione, le guerre si fanno in due. Papa Francesco, la Chiesa e tutte le altre religioni non hanno nessuna intenzione di fare una guerra all’Islam. Questi non sono affatto rappresentanti dell’Islam anche se si dichiarano tali. Se dei cristiani si mettono a sparare per strada, non viene coinvolta tutta la cristianità. E’ evidentissimo che non è l’Islam in guerra contro il cristianesimo, qualsiasi persona di minimo buon senso lo può capire. Quindi non è una guerra di religione, è una guerra condotta da persone che cercano di usare il loro credo religioso per avere più seguito, più attrattiva, come è avvenuto in tanti altri frangenti della storia. Guerra di religione potevano essere quella dei crociati o sotto certi aspetti le conquiste islamiche all’inizio della loro storia».

Il riferimento alla croce quindi è un pretesto?

«Non è un pretesto è uno strumento come un altro per condurre una guerra che ha evidenti cause sociali, politiche, storiche e anche religiose. L’Isis non è certamente l’Islam, come anche gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato la stragrande maggioranza delle autorità religiose islamiche non ha niente a che vedere con l’Isis. Dall’altra parte c’è tutto fuorché la volontà di ingaggiare un confronto sul piano religioso».

Nuova minaccia Isis, Cacciari: “Richiamo alla croce? Uno strumento, non un pretesto per la guerra”
Le minacce dell’Isis sono sempre più frequenti. E’ una diretta conseguenza delle sconfitte in Siria e Iraq?

«Era chiaro che perdendo terreno sul piano militare in Medio Oriente avrebbero cercato di rendere più pressante e incisiva la guerra terroristica in Europa. Era scontato e prevedibile».

Ieri cristiani e musulmani hanno pregato insieme all’interno delle chiese in tante città italiane, da Milano a Roma da Palermo a Genova. Iniziativa mediatica o un gesto significativo?

«E’ un’iniziativa importantissima, soltanto se elimini completamente la zona grigia, che è vastissima tra l’Isis, i suoi affiliati e le masse islamiche extra europee ed europee, e li isoli nei loro territori puoi sperare di venirne a capo rapidamente. Queste iniziative, in gran parte dovute all'intelligenza di certi settori della gerarchia cattolica, sono assolutamente fondamentali».

Quindi è una strada percorribile?

«Basta che non siano una tantum, basta che si continui su questa strada, basta che tutti lo comprendano e che la politica segua questo indirizzo».

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