Isis, Adinolfi: "Non è la prima volta che utilizza la Croce. Musulmani in Chiesa? Fatto episodico"

01 agosto 2016 ore 14:07, Andrea Barcariol
Mario Adinolfi, direttore de La Croce e fondatore del Popolo della Famiglia, spiega a IntelligoNews il suo punto di vista in riferimento all'ultimo appello lanciato dall'Isis: attaccate le chiese. 

"Rompiamo la croce", è il nuovo appello dell'Isis attraverso la rivista Dabiq.  Da direttore de "La Croce", come commenta questa nuova minaccia?

«Non è la prima volta che l'Isis utilizza la Croce. In termini di comunicazione c'è un riferimento preciso all'attacco ai crociati e qualche volta, in maniera molto esplicita, anche un riferimento alle chiese. Ricordiamo la copertina arcinota con la bandiera nera dell'Isis che sventolava in piazza San Pietro. L'appello si inserisce in un percorso di continuità con la propaganda fatta da Al Baghdadi sull'attacco islamico all'Europa. Questa continuità dura da secoli e appartiene a una tradizione molto vasta in termini storici nonché rivela un meccanismo di propaganda per avere consenso nel mondo musulmano. Un mondo che certamente non ha pianto i morti di Nizza o Padre Jacques quando è stato ucciso a Rouen».

Isis, Adinolfi: 'Non è la prima volta che utilizza la Croce. Musulmani in Chiesa? Fatto episodico'
 
Ieri cristiani e musulmani hanno pregato insieme all’interno delle chiese in tante città italiane, da Milano a Roma da Palermo a Genova. Che significato attribuisce a questa iniziativa?

«Lo trovo un elemento episodico, interessante dal punto di vista sociologico, meno sotto il profilo politico, religioso e delle dinamiche in atto. E' un'iniziativa destinata a rimanere isolata, per mille motivazioni, che comunque ha una sua valenza. Non starei ad attardarmi in sottolineature negative però non credo che sia un elemento risolutivo del conflitto in corso».

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