Parisi a Roma apre davvero la porta ai colonnelli: faccia a faccia negli uffici desolati

01 agosto 2016 ore 16:24, Americo Mascarucci
Al via gli incontri di Stefano Parisi con i coordinatore regionali di Forza Italia e con il tesoriere del partito per dare avvio all’opera di ricostruzione del movimento azzurro commissionatagli da Silvio Berlusconi.
In seguito poi si dovrebbe procedere con la ricostituzione dell’intero centrodestra dove l’ex candidato sindaco di Milano non nasconde di voler giocare un ruolo da premier.
Inizia così la "due diligence" sullo stato del partito attraverso faccia a faccia singoli con i coordinatori territoriali, nell’ambito di due giornate presso la sede azzurra a San Lorenzo in Lucina in quei pochi spazi di cui dispone ancora Forza Italia dopo la "cura dimagrante"imposta dall’ex tesoriera Maria Rosaria Rossi (i maligni sostengono che Parisi dovrà aprirsi la porta da solo e rispondere direttamente al telefono visto che non ci sarebbero più nemmeno uscieri e segretarie dopo i licenziamenti di massa del personale dipendente). 
Ad ogni modo Parisi la sfida propostagli da Berlusconi l’ha accettata e intende fare sul serio.
Anche se forse è consapevole di non essere proprio benvoluto da tutti, anzi di esserlo da pochi.
Può contare sul sostegno pieno e incondizionato del direttorio forzista formato dalla triade Marina Berlusconi-Fedele Confalonieri-Gianni Letta ma sa perfettamente di avere contro quasi tutta la nomenclatura che vede in lui il "grande rottamatore" auspicato da Berlusconi. 
Parisi non è amato dai due capigruppo di Camera e Senato Renato Brunetta e Paolo Romani; non piace all’anima filo leghista degli azzurri capitanata da Giovanni Toti; è guardato con diffidenza dagli ex An Maurizio Gasparri e Altero Matteoli. Altri come Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna starebbero alla finestra in attesa di capire che mosse intende fare. 
Sostegno aperto invece da Nunzio de Girolamo, Antonio Tajani, Annamaria Bernini considerati gli anti-Salvini di Forza Italia che vedono molto positivamente il fatto che Psrtisi abbia respinto al mittente le provocazioni del leader del Carroccio sulla sua leadership.

Parisi a Roma apre davvero la porta ai colonnelli: faccia a faccia negli uffici desolati
L’idea del rinnovamento più volte lanciata da Berlusconi ha sempre messo in allarme i dirigenti azzurri preoccupati di ritrovarsi alla porta o comunque superati nei posti chiave dai nuovi arrivati pescati soprattutto nel mondo dell’impresa e delle professioni: e la nomina di Parisi sarebbe perfettamente funzionale a questo gioco. 
Del resto pare che l’ex Cavaliere gli abbia concesso pure  "carta bianca" con tanto di invito a "non fare prigionieri" il che tradotto sta a significare più o meno "vai dritto per la tua strada senza condizionamenti”.
Sul fronte delle alleanze poi si teme che con Parisi vada definitivamente in soffitta l'asse con la Lega. Una prospettiva che spaventa soprattutto Toti e i dirigenti del Nord che temono un rapporto privilegiato con i centristi, a scapito del Carroccio e di Fratelli d’Italia.
Anche se nella Lega non tutti, ad iniziare da Roberto Marioni, avrebbero gradito la chiusura netta e pregiudiziale di Salvini nei confronti di Parisi leader (il quale potrebbe riuscire anche nell'impresa finora fallita a Berluscomni di isolare Matteo dentro il suo partito)
Insomma Parisi si sta muovendo davvero sull’orlo del precipizio. Dovrà guardarsi le spalle perché potrebbero non essere pochi quelli desiderosi di farlo precipitare il prima possibile. 

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