Erdogan vola, anche senza le ali di Twitter

01 aprile 2014 ore 10:07, Americo Mascarucci
Erdogan vola, anche senza le ali di Twitter
Per mesi e mesi ci hanno raccontato che la Turchia era stanca del premier Recep Erdogan
e che i turchi desideravano il cambiamento, stufi delle politiche filo islamiste del governo. Erano tutti pronti a scommettere su una netta sconfitta del primo ministro e del suo partito, l’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, movimento islamico moderato di centrodestra. Una certezza che poggiava le basi sul fatto che la confraternita dell’Iman Gulen, che è stata dal 2002 in poi un alleato di ferro del partito di governo, era in rotta di collisione con il Premier e pronta a far mancare l’appoggio all’Akp con la benedizione del Presidente della Repubblica Gul. I Il tutto per costringere Erdogan a desistere dal proposito di ricandidarsi per la quarta volta consecutiva alla guida del governo, in favore di un candidato gradito al presidente Gul. Proprio per questo negli ultimi tempi Erdogan aveva accentuato di più il carattere islamico del suo esecutivo, con l’obiettivo di recuperare il consenso dei settori islamico conservatori. Il banco di prova dovevano essere le amministrative di domenica scorsa che interessavano le grandi città del Paese. Invece Erdogan, ancora una volta  è uscito vincitore dalle urne con l’Akp che ha riconquistato le sue principali roccaforti attestandosi al 46%. L’opposizione laico socialista del Partito Repubblicano turco non è riuscita a raggiungere nemmeno il 30% e si è dovuta accontentare della conquista di Smirne, la terza città più importante del Paese. Ora Erdogan sembra deciso a vendicarsi di tutti coloro che in questi mesi hanno tentato di affossarne la popolarità, incrinando la fiducia del popolo nei suoi confronti, strumentalizzando le vicende legate alla tangentopoli turca che ha coinvolto il figlio e altri stretti familiari di alcuni ministri.
Erdogan vola, anche senza le ali di Twitter
Negli ultimi giorni Erdogan era arrivato al punto di limitare drasticamente l’utilizzo dei social network, dopo che su di lui erano iniziate a circolare indiscrezioni relative a rapporti extraconiugali e a presunti scandali sessuali. Tutte notizie che il Premier ha bollato come calunnie alimentate ad arte dai suoi nemici.  Il voto amministrativo ha dimostrato come al di là di ciò che si racconta soprattutto all’estero, il primo ministro continui a conservare intorno a sé un ampio consenso, in barba alle manifestazioni di piazza dei mesi scorsi e alle dure proteste della comunità internazionale contro i suoi sistemi repressivi. Erdogan può piacere o non piacere ma la volontà popolare va sempre rispettata. E il voto dei turchi ci dice che, quelli che sono scesi in piazza, che hanno animato le proteste contro il governo ed hanno invocato a gran voce le sue dimissioni, continuano a rappresentare la minoranza del popolo turco. Le elezioni amministrative, pur rappresentando un test prettamente locale, risentono inevitabilmente del contesto politico nazionale, soprattutto quando ad essere interessate sono le grandi città. Il Premier è uscito rafforzato dall’esito del voto, non indebolito, e questo nonostante le dure campagne di stampa e le inchieste di una magistratura che Erdogan ritiene asservita a Gulen. La maggioranza del Paese alla fine non sembra così indignata per le limitazioni al consumo di alcool nei locali, per la liberalizzazione del velo alle donne negli uffici pubblici e nelle università, per le leggi varate in favore della pubblica moralità che hanno portato ad una limitazione dei diritti civili, per il pugno duro del Premier nei confronti della magistratura e dell’esercito, per i tentativi di modificare in senso islamico la costituzione kemalista. Ci sarà un motivo se il principale partito di opposizione di ispirazione socialista non è riuscito nemmeno a raggiungere il 30%, mentre altri partiti laici di stampo liberale o di estrema sinistra sono scomparsi dalla scena politica. Sopravvive invece e bene l’estrema destra dei “lupi grigi” che viaggia fra il 10 e il 15%. Per Erdogan il risultato delle urne rappresenta senza dubbio un buon viatico per andare avanti e riprendere in mano le redini del governo e del suo partito. Sarà soprattutto verso gli avversari interni ed i seguaci di Gulen presenti ai vertici della magistratura che si concentreranno ora le purghe erdoganiane?
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