Ucraina. "Amicizia fredda" tra Putin e Obama. Mosca ha vinto in geopolitica, Usa sui profitti

01 aprile 2014 ore 12:45, intelligo
obama-triste-AFP-258x258 (1)di Andrea Marcigliano Vladimir Putin telefona a Barack Obama, telefonata, a detta dei Media, “distensiva”... Il segretario di Stato, Kerry e il ministro degli Esteri Lavrov si preparano ad incontrarsi a Parigi. Tanto è bastato per dare la stura a facili entusiasmi per l’imminente volgere al bello del barometro della politica internazionale, facendo parlare i soliti zelanti/zeloti di un successo di Obama, di un Putin venuto a più miti consigli, di una nuova Guerra Fredda evitata in corner ed altre, consimili, carabattole. Si sa,  in Italia, i fan del “ragazzo meraviglia” venuto da Chicago si sprecano, e allignano soprattutto nei grandi organi (diciamo così) “d’informazione”, e lo si è chiaramente visto durante la recente visita del Presidente USA a Roma. Tuttavia, a voler essere onesti, si dovrebbe riconoscere che la famosa telefonata dello Zar poco o nulla ha cambiato dello stato delle cose. Putin ha ormai inglobato la Crimea – per altro da sempre russa e non ucraina per lingua, cultura, storia – e di questo non si discuterà più. Con la Crimea si è ripreso il pieno controllo di fondamentali basi strategiche, il particolare quella navale di Sebastopoli, senza contare che il mare, tutto intorno, sembra essere ricco di giacimenti di gas naturale. E poi ha tagliato il principale sbocco al mare dell’Ucraina, che si ritrova priva di porti degni di questo nome e, palesemente, sotto schiaffo sul quadrante del Mar Nero. Inoltre ha chiesto ad Obama di ridiscutere il futuro di Kiev, di cui è pronto a garantire la residua integrità territoriale rinunciando, per ora,  rivendicarne le province orientali, le più industrializzate, a netta maggioranza russofona. In cambio esige – e facilmente l’otterrà, che l’Ucraina resti neutrale, non entri nella Nato, non aderisca alla Ue e, in buona sostanza, divenga una specie di “Stato cuscinetto” fra Oriente russo e Occidente americano. Cuscinetto sempre re inglobabile in un prossimo futuro, sfruttando le prevedibili oscillazioni interne della politica ucraina.Putin Insomma Obama ha preso un sonoro ceffone, l’ennesimo dopo gli errori clamorosi commessi nel Maghreb e, soprattutto, dopo la figuraccia fatta in Siria. Il portato di una politica estera incerta, altalenante e, per molti versi, avventuristica, come l’ha definita, in occasione della crisi libica, un alto ufficiale dello Stato Maggiore israeliano. Ha infatti favorito ed avvallato in ogni modo quello che altro non è che un vero e proprio Colpo di Stato, con cui a Kiev si è defenestrato un Presidente democraticamente eletto – ancorché discutibile – come Yanukovich, per sostituirlo con un gruppo di oligarchi vicini alla Timoshenko – guarda caso candidata alla Presidenza – cari a quei poteri finanziari internazionali che detto Regime Change hanno fomentato e finanziato. Poi, però, quando Putin invece di abbozzare ha reagito a muso duro, Obama non ha potuto che ritrarsi. Una guerra, fredda o calda, tra USA e Russia è oggi impensabile, e non più tanto er la deterrenza nucleare, quanto per il complicato intreccio di interessi che lega i due paesi, o meglio i due sistemi economici ed industriali. Così il brillante Barack ha levato alti lai, usato accenti da “guerra freddina”, emanato sanzioni risibili...nulla più. E il vecchio Vlad, nel suo studio del Cremlino, se ne è fatto allegramente beffa. Obama, però, può consolarsi con alcune ricadute secondarie della crisi. In primo luogo ha costretto gli alleati europei a riallinearsi con Washington. E, soprattutto, a frenare la riduzione degli armamenti, il che era ed è vitale per l’industria degli armamenti statunitense, lobby potentissima ed estremamente influente sulla Casa Bianca. La questione degli F35 è solo la punta dell’iceberg. Poi, conseguentemente al raffreddarsi dei rapporti con il Cremlino, molti paesi europei dovranno cercare fonti alternative di approvvigionamento di gas naturale. Teniamo conto che, pe fare solo qualche esempio, Italia ed Olanda ne dipendono per circa il 70%, Polonia, Austria e Bulgaria per la quasi totalità; e l’elenco potrebbe continuare.... Fonte alternativa, inevitabilmente, lo shale gas prodotto dagli States, con enormi profitti per i produttori, altri grandi elettori di Obama. Che, per sovramercato, legherà più saldamente a sé con questa nuova dipendenza gli alleati europei. Quanto all’Europa la solita figura meschina. Ha coralmente appoggiato le manifestazioni di Piazza Maidan, sposando acriticamente le posizioni di Berlino, che a Kiev ha notevoli interessi bancari e che pensa all’Ucraina come ad un potenziale mercato per il proprio surplus di produzione industriale. Ed ora si troverà a dover pagare un conto salato. Infatti è già previsto un aiuto Ue di 24 mld di euro al nuovo governo di Kiev. A patto naturalmente che questo accetti i diktat – rifiutati dal defenestrato Yanukovich – del FMI, longa manus della speculazione finanziaria internazionale. Diktat modello Grecia. E per inciso ricordiamo che l’Italia è il terzo contribuente dell’Unione.... Dunque, riassumendo, Mosca ha vinto sul piano geopolitico; Washington ha portato a casa notevoli profitti; Berlino alla fine guadagnerà. E al solito a pagare sarà sempre Pantalone. Ovvero da un lato gli ucraini, che subiranno una stretta economica terrificante; dall’altro noi cittadini europei che dovremmo pagare il conto di quest’ennesima avventura decisa “altrove”.
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