A volte ritornano. La Fornero difende la sua riforma: "Ha aiutato i giovani"

01 aprile 2014 ore 12:35, Giuseppe Tetto
A volte ritornano. La Fornero difende la sua riforma: 'Ha aiutato i giovani'
Toccatemi tutto ma non… la mia riforma. E no, perché dopo averci buttato “lacrime e sangue”, per l’ex ministro Elsa Fornero quel provvedimento che nel 2011 ha posto nuove regole per il comparto previdenziale è diventato come un figlio. E da buona madre, difende la sua prole con le unghie e con i denti: «La “vergogna” non è nella riforma ma nel travisamento grossolano dei fatti, allorché si presenta come a costo zero un'abolizione che metterebbe a rischio sia il risanamento finanziario italiano già ottenuto sia il futuro delle generazioni giovani. E nel presentare una meditata operazione di governo, ampiamente condivisa dai rappresentanti dei cittadini, come una mera “crudeltà” dell'allora ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali». Parole di fuoco, scritte in una lettera al "La Stampa", da dove attacca chi quella riforma vuole abolirla. Chi vuole cancellarla, scrive, «ha il dovere di spiegare agli italiani come finanzierebbe i risparmi di spesa da esse derivanti già contabilizzati nei conti pubblici. E ha il dovere di spiegare, in particolare ai giovani, perché si deve cancellare una riforma che ha alleggerito il loro “debito pensionistico”, perché si deve ripristinare una formula di calcolo delle pensioni che dà di più a chi ha retribuzioni più elevate e che fa pagare questo “regalo improprio” esattamente a quelle giovani generazioni che a parole si vogliono sempre proteggere». La Fornero ricorda le condizioni economiche in cui la riforma fu approvata e l'ampia maggioranza che approvò il decreto “Salva Italia”: 402 sì alla Camera e 257 al Senato. «Questi numeri mostrano la consapevolezza dello “stato di necessità” nel quale il governo si trovò a operare. Mostrano anche che la cosiddetta “riforma Fornero”, fu in realtà largamente condivisa da forza politiche di segno opposto». «Certo, furono fatti errori -  ha ammesso l'ex ministro -  ma furono principalmente dovuti all'emergenza nella quale il governo si trovò a operare e alle errate informazioni statistiche fornite al Ministero» sui lavoratori che si trovavano «nello speciale intervallo di tempo tra le fine del lavoro e l'inizio del pensionamento secondo le vecchie (peraltro insostenibili) regole», i cosiddetti “esodati”.
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