L’export combatte la crisi, ma non in tutt’Italia

01 aprile 2015, intelligo
di Gianni Balduzzi

L’export combatte la crisi, ma non in tutt’Italia
Non è certo una novità o una notizia il fatto che sono state le esportazioni in un certo qual modo a “salvare” l’Italia durante la crisi economica, ovvero a controbilanciare i pesanti cali del PIL nel campo dei consumi e degli investimenti. E’ stata la componente delle esportazioni nette che almeno dal 2010 in poi ha segnato quasi sempre il segno più, in particolar modo verso i mercati extra-UE, quelli emergenti, con una maggiore crescita della domanda, come si vede nel seguente prospetto SACE.

L’export combatte la crisi, ma non in tutt’Italia

Come si vede, verso questi Paesi durante la crisi è stato anche superato il potenziale di domanda, il che va a significare che vi è stata anche una conquista di nuove quote di mercato. Nomisma in una sua ricerca sulle esportazioni, infatti, sottolinea come il modello italiano sia stato quello di una crescita di tipo intensivo, ovvero aumentando il valore aggiunto dei prodotti già maggiormente esportati dal nostro Paese, in contrasto per esempio con quello della Spagna, che è riuscita a guadagnare quote di mercato, basate sulla competizione di prezzo, in un largo campo di settori.  In ogni caso solo la Germania è riuscita negli ultimi 15 anni a erodere quote di mercato italiane, mentre il confronto con altri Paesi dell’area euro finisce in parità, come possiamo vedere di seguito da un grafico Nomisma:

L’export combatte la crisi, ma non in tutt’Italia

Se questo grafico fosse riferito al solo PIL sarebbe ben diverso, e avrebbe pendenze verso il basso decisamente marcate.  Purtroppo uno sviluppo basato sull’export non riuscirà a essere equilibrato, non è tutta Italia in maniera omogenea ad avere generato e beneficiato di questo trend economico. Se osserviamo sia la variazione delle esportazioni che il loro contributo al dato nazionale di ogni regione nell’anno 2014 scopriamo disuguaglianze che vanno nella stessa direzione di molte altre voci della nostra economia: a sfavore del Mezzogiorno. Vediamo di seguito il grafico ISTAT riguardante le regioni:

L’export combatte la crisi, ma non in tutt’Italia

Spiccano in negativo le isole, in particolare per il ruolo preponderante che l’esportazione di prodotti raffinati o legati al settore energia ha per loro, e poi altre regioni meridionali come la Campania e la Calabria, con cali importanti. In questo caso a incidere è anche la ridotta diversificazione e il numero limitato delle imprese esportatrici, che le rende più sensibili ai rovesci del mercato. Anche se i migliori risultati sono quelli di regioni molto piccole poco significative come Val d’Aosta, Basilicata e Molise, vanno sottolineate le buone performances di Marche e Liguria per quanto riguarda gli aumenti, mentre per il contributo nazionale è in testa l’Emilia Romagna seguita da Lombardia, Veneto e Piemonte. 

Se da un lato uno dei maggiori campi di crescita, almeno per le analisi del gruppo Allianz sarà il comparto meccanico uno di quelli a segnare in numeri più positivi, +3,7 miliardi, equivalenti a un aumento del 12% nel 2015, e quindi ancora le aziende del Nord Italia, dall’altro una speranza per le regioni meridionali può venire dalle previsioni sull’export nel settore agroalimentare: per il SACE l’obiettivo è quello di arrivare a 50 miliardi di esportazioni entro il 2020, erano 33 nel 2013, puntando proprio su quei prodotti in cui l’Italia è già piazzata ai primi posti, come pasta, olio, vino, e guardano ai mercati extraeuropei emergenti, quelli in cui l’Italia ha già collezionato aumenti delle esportazioni maggiori di quelli dei principali concorrenti, come vediamo dal seguente prospetto SACE.

L’export combatte la crisi, ma non in tutt’Italia
 

Le previsioni sono di una crescita annua del settore del 8,9%, superiore a quella globale delle esportazioni italiane del 6,9%.
Sarà anche un’occasione per attenuare la grande ennesima disuguaglianza tra le regioni italiane.

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