Dopo Romero, tocca a Camara: Bergoglio beatificherà “il vescovo rosso” stimato da Wojtyla

01 aprile 2015, Americo Mascarucci
Dopo Romero, tocca a Camara: Bergoglio beatificherà “il vescovo rosso” stimato da Wojtyla
Dopo Oscar Romero, il vescovo di El Salvador assassinato nel 1980 mentre celebrava l’Eucaristia a causa delle sue ripetute denunce contro il regime che governava il Paese, salirà agli onori degli altari. Anche Helder Camara il “vescovo rosso”, sacerdote e teologo brasiliano precursore della Teologia della Liberazione. 

La Santa Sede ha infatti concesso semaforo verde all’avvio della causa di beatificazione su impulso di Papa Francesco grande estimatore del vescovo di Olinda e Recife. La Chiesa brasiliana naturalmente ha esultato nel ricevere la notizia dell’avvio della fase diocesana decretata dalla Congregazione per le Cause dei Santi. 

Camara fu soprannominato il “vescovo rosso” per aver teorizzato in tempi non sospetti quell’opzione preferenziale per i poveri che oggi, in altri termini ovviamente, è la stella cometa del pontificato di Bergoglio. All’epoca sostenere certe tesi equivaleva ad essere considerati comunisti e dom Helder, come veniva solitamente chiamato, fu spesso accusato, dentro e fuori la Chiesa, di contiguità con il marxismo. Una volta disse: “Non capisco perché se do da mangiare ad un povero sono un eroe, ma se chiedo al governo per quale motivo c’è la povertà mi chiamano comunista”. 

In effetti le continue prese di posizione di Camara in difesa dei poveri e contro le politiche del governo brasiliano, gli hanno fatto meritare l’appellativo di “vescovo comunista” al punto che, lo stesso paolo VI ricevendolo in udienza pare lo abbia salutato così: “Ecco qua il mio vescovo rosso”. 

In realtà Camara sposando l’opzione preferenziale per i poveri aveva soltanto inteso attuare i dettami del Concilio Vaticano II cui aveva preso parte, cercando di coniugare in azione ciò che il Concilio aveva teorizzato con i suoi documenti. 

Tuttavia in Brasile e nell’America Latina opporsi ai regimi dittatoriali e difendere i diritti dei più poveri comportava automaticamente l’equiparazione con il marxismo come avvenuto ai teologi della Liberazione. E’ pur vero che la TdL fu infettata di marxismo, soprattutto in Nicaragua dove i suoi esponenti di punta, da Ernesto Cardenal a Miguel D’Escoto Brokman, ad un certo punto decisero di unirsi al fronte sandinista e combattere armi in pugno. 

Lo stesso Giovanni Paolo II, che pure avversò tenacemente questa dottrina, ebbe a specificare come non fossero sbagliati i principi ma i metodi che portarono la chiesa latino americana a contaminarsi con i movimenti di liberazione di matrice comunista. Camara fu protagonista di un duro scontro con l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, il Papa emerito Benedetto XVI.  A quest’ultimo che evidenziò come nelle dottrine di Camara fossero presenti germi di eresia, il teologo brasiliano rispose provocatoriamente che “anche Gesù sarebbe oggi facilmente accusato di eresia se alcune sue frasi fossero estrapolate dal contesto in cui vengono pronunciate”. 

I rapporti con le gerarchie dunque non furono propriamente eccellenti sebbene durante la sua visita in Brasile, Wojtyla ebbe parole di stima e di affetto per Camara accolto calorosamente dal Pontefice polacco. Questo spiega anche come mai, nonostante le sollecitazioni provenienti dalla Chiesa brasiliana il processo di beatificazione di Camara sia rimasto fermo al palo per diversi anni (la sua morte è avvenuta nel 1999) e soltanto oggi abbia ottenuto l’avvio definitivo. 

Un po’ come avvenuto per la causa di beatificazione di Oscar Romero, che tuttavia va precisato non è stata “sbloccata” da Francesco, come tanti si ostinano a far credere bensì da Benedetto XVI che già prima di lasciare il trono di Pietro aveva riconosciuto il martirio di Romero avvenuto in odio alla fede. Naturalmente la beatificazione di Camara non può che prestarsi a letture politiche, soprattutto da parte di quel clero latino americano e quei teologi che finalmente oggi vedono rivalutata, o meglio riabilitata, quella Teologia della Liberazione a lungo bollata come un’eresia. 

Camara tuttavia al di là delle strumentalizzazioni politiche resta comunque una grande figura di pastore, amata dal popolo e soprattutto fedele a quell’idea di Chiesa dei poveri che ha ispirato anche il cardinale Bergoglio. Poi certo, le sue prese di posizione possono essere discusse e contestate e non si può certo puntare il dito contro quanti, all’interno della Chiesa, certe idee comunque rivoluzionarie le hanno contrastate. Perché la religione è una cosa, la rivoluzione un’altra e Camara spesso si è lasciato strumentalizzare dai marxisti che hanno sfruttato le sue idee professate in buona fede per interessi politici. 

Interessi che alla fine avevano poco a che fare con il tanto sbandierato riscatto dei poveri ma si coniugavano perfettamente con la sete di potere. O forse qualcuno può smentire che i comunisti una volta andati al potere tutto hanno fatto meno che riscattare i poveri? “Se fossi vescovo di Amsterdam o di Parigi” disse una volta Camara a un gruppo di parlamentari europei in visita a Recife “la mia pastorale sarebbe diversa. Ma il Papa mi ha affidato questo territorio, dove i diritti dei poveri vanno rivendicati senza alcun compromesso”. Eh già, il contesto, anche quello per un prete vuol dire tanto.
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