Bondi, Abbate: "Berlusconi non poteva portarselo anche a letto. D'Alema invece nel '77..."

01 aprile 2015, Adriano Scianca
Bondi, Abbate: 'Berlusconi non poteva portarselo anche a letto. D'Alema invece nel '77...'
“Bondi aveva trovato in Berlusconi un uomo che sapeva comprenderlo, a differenza dei suoi ex compagni del Pci. Ma lui credeva che Forza Italia, come i diamanti, fosse per sempre…”. Lo scrittore Fulvio Abbate commenta così l’addio dell’ex ministro dei Beni culturali al partito di Berlusconi. E, conversando con IntelligoNews, parla così del caso D’Alema: “Nel ’77 lo detestavo, ma l’uomo è migliore del politico…”. 

Bondi lascia Forza Italia. Che emozioni le suscita questa notizia? 

«Quella di Bondi è una rottura emotiva. Lui è stato un militante comunista. Nel 1990 è stato eletto sindaco di Fivizzano nelle liste del Pci e ci sono anche sue foto con fazzoletto rosso al collo, come del resto noi tutti usavamo fare. Poi credo sia stato deluso da beghe interne locali e abbia scoperto in Berlusconi una figura paterna che è riuscita a comprenderlo. Verso di lui ha sviluppato una riconoscenza che raggiunge le vette del sonetto». 

Come si sviluppa questa devozione? 

«Il fatto è che Berlusconi, a differenza dei suoi ex compagni di Fivizzano, riesce a comprenderne lo spessore umano. Ma poi lo ha anche deluso. Bondi credeva che Forza Italia, come il diamante, fosse per sempre. Ora che nel partito non ci sono più neanche i centralinisti, Berlusconi non è che potesse portarsi Bondi anche a letto… Non per un motivo sessuale, beninteso, ma per consolarlo…». 

Da uomo di sinistra, come giudica la passata militanza comunista di Bondi? 

«Feyerabend diceva che la coerenza appartiene a chi non ha idee. La cosa, quindi, non mi stupisce affatto. In fondo anche Bossi era comunista e faceva manifestazioni per il Cile». 

Cambiamo sponda: cosa pensa di D’Alema e dello scandalo in cui l’ex premier è stato tirato in ballo senza aver commesso reato?

«Bisognerebbe fare forse un’indagine sulla psicologia di D’Alema. È ovvio che lui non si è mai rassegnato a fare il Cincinnato di se stesso. L’azienda vinicola è il suo hobby da quando è stato allontanato dal potere, ma questo che c'entra? Dal punto di vista umano è semmai singolare che alcuni suoi ex collaboratori, che un tempo si firmavano su carta intestata “lo staff del segretario”, oggi abbiano cominciato a considerarlo se non un caso umano, quantomeno uno che non riesce a rassegnarsi. Devo però dire che è una persona con una grande verve che altri non hanno. D’Alema resta una persona con cui è piacevole passare una serata». 

Eppure di lui si è sempre detto che avesse una grande statura politica ma che come uomo non fosse proprio il massimo della simpatia… 

«Al contrario. Non vedo in lui una grande statura politica, la sua carriera è costellata di fallimenti, mentre l’uomo è migliore della faccia truce che mostra in pubblico. Io dovrei detestarlo perché lui era segretario della Figc nel 1977 quando io ero invece nel Movimento e per me lui rappresentava il lato ottuso e poliziesco del Pci. E invece, mentre non riesco ancora oggi a perdonare Lama, verso D’Alema conservo ancora una certa indulgenza…».
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