Falso in bilancio, Fraccaro (5S): “Hanno annacquato la 'legge Grasso'. Perché così è una marchetta"

01 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Falso in bilancio, Fraccaro (5S): “Hanno annacquato la 'legge Grasso'. Perché così è una marchetta'
“Il falso in bilancio così non serve, è una ‘marchetta’. La legge scritta da Grasso "è stata annacquata”. “Vini e orologi? Tra i casi Lupi e D’Alema non c’è differenza”. Due passaggi dell’analisi che Riccardo Fraccaro, parlamentare a 5Stelle argomenta nella conversazione con Intelligonews proprio mentre al Senato passa l’articolo contestato. 

Il Senato approva l’articolo 8 del ddl anti-corruzione, quello sul falso in bilancio che torna ad essere reato. Provvedimento passato con tre voti di scarto e per voi tema fondamentale. Come lo valuta?

«E’ un tema importantissimo perché il falso in bilancio è un reato-spia e la sua importanza sta nel fatto che prima di accertare l’avvenuta corruzione c’è il passaggio della verifica della falsificazione dei bilanci utilizzata per creare fondi neri per poi corrompere politici, imprenditori amici. Il falso in bilancio è importantissimo per combattere la corruzione, ma anche questa parte, come molte altre parti del provvedimento Grasso che noi stiamo appoggiando da due anni e volevamo venisse approvato nella sua versione originaria - ricordo anche la battaglia aspra dentro il nostro movimento per votare Grasso presidente del Senato ma perché c’era quel provvedimento in ballo – è stata annacquata. Le soglie di punibilità sono state tolte anche per la mobilitazione dell’opinione pubblica ma sostanzialmente reintrodotte con la cosiddetta attenuità del fatto: se è giusto non punire piccolissimi errori all’interno del bilancio soprattutto per le piccole aziende, è altrettanto vero che ciò diventa una scappatoia per le grandi aziende e le grandi cooperative che hanno bilanci miliardari rispetto ai quali il 2 o 3 per cento, si traduce in importi grandi e utili a tessere la rete delle corruttele, vincere gli appalti, creare quel circuito che vediamo tutti i giorni: dal Mose, al Tav, Mafia Capitale fino all’inchiesta Ischia»

La Rete ha detto no e i vostri senatori hanno votato contro, nonostante gli emendamenti e il lungo lavoro in Commissione. Avete perso un’occasione? 

«La decisione se votare a favore o contro, non era di merito perché tutti concordano nel fatto che questo provvedimento non sarà efficace e utile a voltare pagina. Toccherà quei duecento detenuti tra i cinquantamila complessivi, ma non aiuterà a mandare in galera i corrotti d’Italia che sono molti di più. Qui si trattava di una valutazione di opportunità politica: se dare un segnale forte o riconoscere una spruzzatina di profumo su una montagna di letame. Questo era il senso della votazione e i nostri attivisti ci hanno dato il segnale di coerenza nel non votare un provvedimento incapace di cambiare radicalmente le cose. Anzi, rischia di essere una “marchetta” ma poi, fra un anno ci troveremo allo stesso punto di partenza e la responsabilità non potrà che essere del governo. La realtà è che il provvedimento è frutto di un accordo al ribasso tra Pd e Ncd e allora se lo votino quelli del Pd che invece di lavorare insieme a noi, hanno preferito farlo con gli alfaniani»

Ma cos’è che proprio non digerite?

«Molte cose e tra queste il fatto che sia stato scorporato dal testo originario di Grasso il cosiddetto voto di scambio “elettorale-mafioso”. In pratica il politico che vuole candidarsi potrà continuare a usare forme illecite di consenso, basta che non usi metodologie tipicamente mafiose, perché per concretizzare il reato ci devono essere sistemi di procacciamento dei voti con metodi mafiosi. E non lo dico io ma la Cassazione secondo la quale tutto ciò rende ‘la prova diabolica’»

Caso Ischia: secondo lei esiste una differenza tra le intercettazioni in cui si parla dei vini e e quelle che citano un orologio?

«Non c’è alcuna differenza. Sono due dimostrazioni di un sistema malato in cui sguazzano tutti i partiti. Il meccanismo delle cooptazioni passa anche attraverso sistemi legali ma che servono per restare attaccati alla poltrona. L’opportunismo politico di Renzi è l'altra questione: il suo non è garantismo, è doppiopesismo a seconda della situazione che ha di fronte».

Faccia un esempio.

«Se c’è una convenienza politica, come nel caso di Lupi, ha agevolato le dimissioni ottenendo anche un nuovo ministero; se non gli conviene come nel caso Ischia, ricorre al garantismo. Dimentica però che il sindaco di Ischia era indagato e nonostante questo è stato candidato alle europee dal segretario del Pd. Ci sono quattro sottosegretari indagati e tra questi la Barracciu considerata da Renzi incompatibile per la carica di governatore della Sardegna ma non per quella di sottosegretario»

Orologi e vini: è questione morale o di opportunità politica?

«Entrambe. All’estero, negli altri Paesi civili, un politico si deve dimettere anche se ha copiato parte di una tesi di laurea. In politica deve prevalere la trasparenza. La questione morale non è mai stata risolta ma accantonata e usata spesso dalla sinistra come principio di superiorità morale, ma la sinistra con i casi giudiziari che coinvolgono suoi esponenti, ha perso credibilità davanti ai cittadini. Il paradosso è che in Italia corrotto e corruttore hanno maggiori facilità di successo rispetto al cittadino onesto: cambiare verso significava eliminare questo sistema; in realtà si è preferito mettere la questione morale in un cassetto togliendola dal tavolo delle priorità per il Paese»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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