Addio al Nobel Kertesz, disse: "A ogni nuovo romanzo penso ad Auschwitz"

01 aprile 2016 ore 8:35, Andrea De Angelis
"Essere senza destino", il suo primo e più famoso romanzo, descrive l'esperienza di un ragazzo ungherese di quindici anni nei campi di sterminio nazisti di Auschwitz, Buchenwald e Zeitz. Il romanzo, scritto in dieci anni, è basato sull'esperienza diretta dell'autore. Kertesz ha dichiarato: "Ogni volta che penso a un nuovo romanzo penso a Auschwitz".

Addio allo scrittore ungherese Imre Kertesz, premio Nobel per la Letteratura 2002. L'autore testimone della tragedia della Shoah è morto ieri a 86 anni nella sua casa di Budapest dopo una lunga malattia. 
Nato a Budapest il 9 novembre 1929 da una famiglia borghese ebrea, Kertesz nel 1944 venne deportato ad Auschwitz e poi trasferito in altri campi di concentramento rientrando, dopo la liberazione, in Ungheria. Lo scrittore è noto per il resoconto semiautobiografico dell'Olocausto che costituisce l'argomento della trilogia composta da 'Essere senza destino', 'Fiasco' e 'Kaddisch per il bambino non nato'. Kertesz, che come ricorda l'Adnkronos ha dovuto attendere il crollo del muro di Berlino per vedere riconosciuta la propria opera, in patria e all'estero, ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2002 "per una scrittura che sostiene la fragile esperienza dell'individuo contro la barbarica arbitrarietà della storia".
L'autore ha sempre sostenuto che il dramma degli ebrei è in realtà il dramma dell'intero Occidente, rifiutando al contempo ogni riferimento ideologico o religioso di alcun tipo rispetto a quanto accaduto e da lui subito in prima persona. 

Addio al Nobel Kertesz, disse: 'A ogni nuovo romanzo penso ad Auschwitz'
Al di là delle opere, lette dopo Berlino in ogni continente, l'autore va ricordato anche per un paio di polemiche particolarmente veementi che interrogarono l'opinione pubblica ungherese (e non solo). In una petizione inviata a tutti i leader europei e rumeni, Kertész chiese l'apertura di un'università in lingua magiara per il milione e mezzo di ungheresi che vivevano in Romania.
In un articolo pubblicato il 22 febbraio 2006 sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, Kertész lanciò un violento attacco contro l'Università Babes-Bolyai di Cluj-Napoca, nella regione rumena della Transilvania, definendo l'università "una reliquia dell'era nazista".

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