La maledizione delle trivelle: via la Guidi e "denunciata" il vice Bellanova

01 aprile 2016 ore 11:17, Americo Mascarucci
Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha rassegnato le dimissioni dal Governo in seguito allo scandalo Total-Eni nell'ambito del quale sono emerse intercettazioni del compagno Gianluca Gemelli, fra l'altro amministratore unico della I.T.S. Srl (Industrial Technical Services) e della 2G Investimenti Srl.
In queste intercettazioni il manager mostrerebbe interessamento per un "emendamento" (come riporta Il Fatto Quotidiano per inserire le opere relative al trasporto e allo stoccaggio di idrocarburi) "che sarebbe stato di estremo interesse per la Total proprio in relazione al progetto Tempa Rossa" (parole del gip di Potenza Michela Tiziana Petroncelli).
In pratica la Guidi sarebbe riuscita a inserire l'emendamento nell'ultima legge di stabilità dopo la bocciatura che il provvedimento aveva avuto per lo Sblocca-Italia. 
Al suo posto dovrebbe arrivare l’attuale viceministro Teresa Bellanova la quale però nelle ultime ore è stata destinataria di una denuncia del Movimento 5Stelle dopo aver, in linea con la posizione ufficiale del Pd, invitato gli elettori all'astensione in occasione del referendum anti-trivelle del 17 aprile. 
A Bellanova i pentastellati hanno mosso l’accusa di abusare del suo ruolo attraverso dichiarazioni pubbliche. "La viceministro - si legge in una nota - si esprime non già come ‘privata cittadina’ o semplice iscritta al partito, bensì con l’attribuzione, espressamente citata nello stesso pezzo giornalistico, di parlamentare e viceministro dello Sviluppo economico, peraltro con delega all'energia". Insomma per i 5Stelle si tratterebbe di un reato dal momento che "esisterebbero norme che vieterebbero espressamente l’astensione organizzata". 
Si potrebbe parlare di "maledizione delle trivelle" visto che da quando è iniziata la battaglia referendaria per bloccare il decreto del Governo che concede la proroga automatica dei giacimenti fino ad esaurimento dello stesso. 

La maledizione delle trivelle: via la Guidi e 'denunciata' il vice Bellanova
Tuttavia la Repubblica italiana è stata spesso al centro di scandali cosiddetti petroliferi. 
Il 13 febbraio 1974 i segretari amministrativi dei partiti di governo (DC, PSI, PSDI, PRI) furono indagati dalla magistratura genovese per aver ricevuto fondi dall'Enel (compagnia elettrica di stato) e dalle compagnie petrolifere, per una politica energetica contraria alle centrali nucleari: secondo il giudice Mario Almerighi, la tangente era del 5 per cento sui vantaggi derivanti ai petrolieri dall'approvazione di quelle leggi; era dunque direttamente conseguente agli effetti dei vari provvedimenti legislativi e non una tangente su contratti, su forniture. Quel cinque per cento veniva ripartito, in proporzione al rispettivo peso politico, tra tutti i partiti di governo. 
Lo scandalo dei petroli, altrimenti detto "scandalo dei 2000 miliardi", prese piede invece nell'autunno del 1980, per l'iniziativa di magistrati di Treviso e per l'iniziale inchiesta di un giornale locale di Treviso, allorché si parlò di una truffa all'erario per 2.000 miliardi di lire, attuata attraverso l'evasione dell'accisa prevista per la produzione dei prodotti petroliferi e l'immissione di ingenti quantitativi di carburante in una fitta rete di contrabbando.
Cessato il contrabbando nei primi anni ottanta, si segnalò un aumento considerevole dei consumi di benzina e gasolio, in controtendenza con gli altri paesi europei in cui si segnalavano forti contrazioni nel consumo dei prodotti petroliferi per la crisi delle economie occidentali colpite dagli aumenti del prezzo del petrolio. L'incremento della domanda di prodotti petroliferi dipese dal fatto che le grandi compagnie si erano viste richiedere dal mercato la benzina e il gasolio che prima arrivavano al consumo attraverso le aziende contrabbandiere. Le indagini, iniziate nel 1978, coinvolsero 18 diverse magistrature, tra cui quella di Torino, di Venezia, di Milano e, come già ricordato, di Treviso. I diversi uffici giudiziari svolsero indagini coordinate, nel tentativo, tutt'altro che agevole, di ricostruire la dinamica dei fatti di contrabbando.
Risultò presto chiaro come questa cosiddetta truffa o scandalo fosse stato agevolato da disposizioni legislative che lo favorirono, da connivenze tra politici e uomini d'affari e tra alti funzionari e ufficiali incaricati del controllo.




caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]