Due anni di governo Renzi: tutti i vulnus e gli indagati dimessi e rimasti

01 aprile 2016 ore 12:54, Lucia Bigozzi
Due anni di governo Renzi tra rimpasti, dimissioni, “casi” più o meno imbarazzanti dal punto di vista dell’opportunità politica. L’ultimo in ordine temporale investe e riguarda la scelta di abbandonare il campo, anzi la poltrona, della ministra allo Sviluppo economico, Federica Guidi. Lo ha fatto dopo che si è saputo delle indagini sul petrolio nelle quali è coinvolto il compagno e di un’intercettazione che chiamerebbe in causa la stessa Guidi in relazione a un “emendamento” sospetto. L’ex ministro si è dimessa con una lettera indirizzata al premier che ha apprezzato il gesto e dunque dato il suo placet. Non è stato così per altri casi di esponenti del governo finiti in vicende giudiziarie. “Caro Matteo sono certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro”: così la motivazione della scelta. Ma se andiamo a ritroso nei due anni renziani, di casi analoghi ce ne sono già stati. Anche se con esiti diversi. 

Due anni di governo Renzi: tutti i vulnus e gli indagati dimessi e rimasti
Tra i più noti (anche per la scia di polemiche che il caso suscitò) , la vicenda di Maurizio Lupi, allora ministro alle Infrastrutture che lasciò il dicastero dopo la notizia dell’inchiesta sulle Grandi Opere nelle quale lui non risultava indagato, ma che riguardava un dirigente del dicastero che avrebbe regalato un orologio per la laurea del del figlio del ministro. Se ne parlò molto, ma fu lo stesso Lupi a tagliare la testa al toro e a scegliere il fatidico passo indietro. C’è poi il caso Boschi a infiammare e non poco il dibattito politico dei mesi scorsi, sulla scorta della vicenda BancaEtruria e dei risparmiatori rimasti senza risparmi con tanto di inchiesta della magistratura aretina nel quale è coinvolto anche il padre in qualità di ecx dirigente dell’istituto di credito. Ma diversamente da Lupi, la Boschi ha sempre respinto l’idea delle dimissioni e Renzi pure. Il lei motiv era che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Ma se il principio è sacrosanto e legittimo, in questo caso forse si è prestata meno attenzione alle ragioni di opportunità politica (cosa avvenuta invece con Lupi). Eppoi ci sono le vicende che a vario titolo hanno riguardato o sfiorato alcuni sottosegretari del governo Renzi: per la precisione cinque. Anche in quel caso, il premier ha fatto muro. Chiarissima la posizione ribadita in un’intervista a Repubblica del marzo 2015 quando Renzi sentenziò: “Ho sempre detto che non ci si dimette per un avviso di garanzia. E se parliamo di faccia, le dico con sguardo fiero che per me un cittadino è innocente finché la sentenza non passa in giudicato. Del resto, è scritto nella Costituzione. Se si dice che è la più bella del mondo, poi bisogna almeno leggerla, altrimenti non vale. Quindi perché dovrebbe dimettersi un politico indagato? Le condanne si fanno nei tribunali, non sui giornali: è un principio di decenza oltre che di buon senso”. Non è stato così, per Federica Guidi: dimissioni annunciate e subito accolte. 
autore / Lucia Bigozzi
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