I 70 anni di Arrigo Sacchi: una vera "ossessione" per la bellezza nel calcio- VIDEO

01 aprile 2016 ore 14:07, Micaela Del Monte
La rivoluzione nel calcio è arrivata quando qualcuno, un certo Arrigo Sacchi, comprese che non esisteva soltanto vincere. Anzi, per farlo bisognava essere anche belli, convincere e soprattutto giocare a calcio. Perché non è vero che nello sport sono le vittorie che contano, conta anche farlo con stile perché un giorno non ci si ricorderà soltanto del trofeo vinto ma anche di quanto un gruppo fosse in grado di far divertire. Questo infatti è sempre stato il credo di uno dei più grandi uomini che il calcio italiano abbia mai avuto, un tecnico che ha fatto la storia di un club storico come il Milan. "Vincere e convincere" era il suo motto, una massima che ora viene insegnata nelle scuole calcio e che è una delle regole del calcio moderno. Giocare imponendo il proprio gioco, dominando sempre e comunque. Innovando, sottomettendo il talento allo schema, lavorando giorno dopo giorno con allenamenti estenuanti ma finalizzati alla creazione di movimenti perfettamente sincronizzati. 

I 70 anni di Arrigo Sacchi: una vera 'ossessione' per la bellezza nel calcio- VIDEO
Il Milan di Sacchi infatti divenne la squadra più bella e più forte degli anni '80/'90. Un Milan fatto di grandi campioni ma anche di grande tecnica e tattica. Arrigo Sacchi portò al club rossonero tanti campioni ma anche la voglia di veder giocare una squadra non necessariamente per fede. Oggi quel mito compie 70 anni, un'occasione in più per ricordare quanto quell'uomo cambiò il calcio italiano. Con lui partirono Agostino Di Bartolomei, Ray Wilkins e Mark Hateley e arrivarono uomini come Carlo Ancelotti dalla Roma, Angelo Colombo dall’Udinese e tre fedelissimi di Sacchi: i terzini Walter Bianchi e Roberto Mussi, il centrocampista centrale Mario Bortolazzi. Poi le due ciliegine sulla torta: Marco van Basten (per la miseria di nemmeno 2 miliardi di lire) e Ruud Gullit (pagato 13,5 miliardi al PSV Eindhoven) e Frank Rijkaard . Così nacque una leggenda; il Milan di Sacchi, il Milan degli olandesi.

A cambiare il nostro calcio infatti fu proprio l'impronta"orange". "Fine anni Sessanta - ricorda Sacchi in un intervista alla Gazzetta dello Sport- Dirigevo il calzaturificio di mio padre, ero in Olanda per lavoro. Fu allora che mi innamorai del calcio totale. Il protagonista era la squadra, non il singolo. Vedere le partite dell'Ajax era come andare a un concerto. Musica armoniosa. Il calcio nasce dalla mente. Michelangelo diceva che i quadri si dipingono con il cervello, le mani sono soltanto strumenti. La stessa cosa vale per il calcio".

Sacchi è riuscito così a dare alle sue squadre un'impronta più europea... "Perché non ho mai amato il calcio all'italiana? Perché a me piace essere protagonista - ha detto Sacchi - e ho sempre voluto che le mie squadre avessero il controllo del gioco". L'ex tecnico del Milan è sempre stato ossessionato dalla bellezza: "Per la bellezza e l'armonia - ha spiegato Sacchi - Quando guardo una partita, voglio lo spettacolo, il divertimento. Ai miei giocatori dicevo sempre: 'La gente vi viene a vedere per passare due ore lontano dai problemi. Non dimenticatelo'".



caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]