"Sono schifata": così l'assessore Donazzan boccia la prof.trans in classe

01 dicembre 2015 ore 10:33, Americo Mascarucci
'Sono schifata': così l'assessore Donazzan boccia la prof.trans in classe
"Sono schifata".
 Con queste parole l'assessore all'Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan ha commentato 
la vicenda accaduta a San Donà di Piave nel Veneziano, dove un insegnante si è presentato in classe vestito da donna.
"Ragazzi, da oggi chiamatemi Cloe" ha detto ai suoi studenti che fino al giorno prima lo avevano visto nei panni maschili del professor Luca.
E' stata proprio la Donazzan a rivelare il tutto dopo aver ricevuto una segnalazione da parte di un genitore indignato. 
"Rispetto gli orientamenti sessuali di tutti - ha poi aggiunto l'assessore regionale - purché restino nella sfera privata.Se qualcuno vuole travestirsi da donna lo faccia in casa sua"
Il docente ha rivelato agli alunni il suo desiderio di diventare donna che lo accompagnava da lungo tempo e finalmente, ottenuta la cattedra dopo anni di precariato, si è sentito finalmente libero di dichiarare il suo essere transessuale. 
Una scelta che inevitabilmente ha indignato alcuni genitori che si sono chiesti quanto fosse davvero opportuno un comportamento del genere fino ad investire l'istituzione regionale. 
Un caso che naturalmente ha avuto i suoi risvolti politici, inevitabili nel momento in cui nelle scuole monta la polemica intorno ai presepi vietati. Ci si preoccupa di non urtare la sensibilità dei bambini musulmani esponendo Gesù bambino nel presepe e poi non ci si preoccupa minimamente di turbare le coscienze degli alunni presentandosi in classe con parrucca bionda, gonna, tacchi a spillo e rossetto dopo che fino al giorno prima ci si era presentati come uomo.
Ma quello di San Donà di Piave non è il primo caso verificatosi in Italia di docenti transessuali che si presentano in classe dopo aver cambiato sesso. 
Era già accaduto a Trieste un anno fa quando un insegnante di matematica e geometria del liceo Oberdan, in quel caso supplente e dunque per nulla intimorito dal rischio di perdere la cattedra, una mattina era andato a fare lezione vestito da donna, con tanto di tacchi a spillo. Anche lì tante polemiche con alcuni genitori che avevano chiesto al dirigente scolastico di imporre al docente di presentarsi in classe con gli abiti maschili. 
Naturalmente erano insorte le associazioni di difesa dei transessuali che avevano difeso la legittimità dell’insegnante di presentarsi a scuola con l'identità sessuale che riteneva a lui più appropriata. Non come dunque si è ma come si vuole essere, principio che in pratica è alla base della tanto contestata ideologia di genere, il gender, ossia l’ideologia che promuove il diritto a scegliere la propria sessualità indipendentemente dal sesso di appartenenza.
Il professore veneto che si è presentato in classe vestito da donna nei giorni scorsi ha voluto anche accompagnare il suo gesto con una dichiarazione dal chiaro sapore ideologico postata su Facebook.  
"Bisogna correre perché siamo indietro anni luce rispetto ai paesi avanzati nei diritti umani per le persone trans, non concordo col procedere a piccoli passi". 
E lui, anzi lei, non ha voluto attendere un minuto di più. O meglio, ha atteso di diventare insegnante di ruolo e ha poi deciso di dichiarare apertamente il suo essere trans. 
E per quanto quel professore possa essere preparato o anche migliore di tutti gli altri, resta comunque discutibile la decisione di improvvisarsi donna da un giorno all'altro, mettendo in pratica alunni, genitori e colleghi di fronte al "fatto compiuto". 
Sarebbe interessante conoscere a questo punto l’opinione del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini...

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