Istat: la disoccupazione scende ma la decrescita sale

01 dicembre 2015 ore 15:26, Luca Lippi
Istat: la disoccupazione scende ma la decrescita sale
Ai minimi il dato del tasso di disoccupazione in italia che si attesta all’11,5% in ottobre (il dato più basso degli ultimi tre anni), tuttavia il numero degli occupati  ha ripreso a scendere, siamo sempre a ottobre e -39mila individui che non hanno più un lavoro. I dati ci sono stati resi noti dall’Istat che contestualmente pubblica anche la rettifica dei dati comunicati per il mese di settembre da 11,9% a 11,6%. In sintesi, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno la disoccupazione scende di 12,3% e il tasso di disoccupazione scende di 1, 4%. In controtendenza invece la disoccupazione giovanile che aumenta di 0,3% attestandosi a 39,8%; i dati rilasciati oggi dall'Istat evidenziano però un contestuale calo degli occupati dello 0,2% (-39 mila). Il calo è determinato dagli indipendenti, mentre i dipendenti restano sostanzialmente invariati. Il tasso di occupazione diminuisce di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Su base annua l'occupazione cresce dello 0,3% (+75 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,4 punti. La stima dei disoccupati a ottobre diminuisce dello 0,5% (-13 mila) con il calo che riguarda le donne e la popolazione di età superiore a 34 anni. 

Riguardo gli inattivi, questi incidono sul calo del tasso di disoccupazione che, dopo la crescita di settembre (+0,5%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta infatti ancora dello 0,2% (+32 mila persone inattive). Diminuisce il numero di inattivi maschi e di età inferiore a 50 anni. Il tasso di inattività, è pari al 36,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali. Su base annua l'inattività aumenta dell'1,4% (+196 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,6 punti percentuali.
Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo agosto-ottobre 2015 la stima dei disoccupati diminuisce di 142 mila, a fronte di una crescita degli occupati (+32 mila) e degli inattivi (+66 mila).

La bassa crescita del lavoro e soprattutto la crescita del tasso di inattivi sottolinea una preoccupazione che cresce di intensità giacché oltre ogni visione ideologica, confrontata con l’incentivo dello stato doveva necessariamente offrire risultati assai più importanti ancorché drogati. Riteniamo che il jobs Act non possa offrire alcuno stimolo al mercato del lavoro attuale, piuttosto sarà utile al rinnovamento globale del mercato del lavoro, ma questa sarà una “riforma” naturale che troverà sfogo solamente a compimento di una riforma strutturale completa dell’impianto economico nazionale ed europeo, al momento, la montagna partorisce topolini, e a distanza di quasi un anno i risultati cominciano ad essere piuttosto preoccupanti.

autore / Luca Lippi
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