Roma, tutte le strade portano a Conte. Contestazione a Trigoria a base di carote

01 dicembre 2015 ore 20:12, Andrea Barcariol
Roma, tutte le strade portano a Conte. Contestazione a Trigoria a base di carote
Dopo i fischi sono arrivate le carote e un messaggio chiaro. A recapitarlo un gruppo di circa 60 tifosi che questa mattina si sono recati a Trigoria con 7 cassette di carote e uno striscione inequivocabile: “Buon appetito conigli!!", piazzato all’ingresso del centro sportivo, in concomitanza con l’allenamento della squadra. La conferma di un’atmosfera molto tesa, dopo la debacle di Barcellona e l’inaspettato tracollo interno contro l’Atalanta. Una partita che ha gettato nello sconforto la tifoseria, non solo per il risultato ma anche per la (non) prestazione.

In attesa dell'arrivo di Pallotta dopo 281 giorni (previsto per il weekend) sul banco degli imputati è finito Rudi Garcia, reo di non aver saputo dare alla squadra né un’organizzazione difensiva (va di moda la battuta sulla linea difensiva della Roma stile elettrocardiogramma) né offensiva (l’unico “schema” è palla ai solisti Gervinho e Salah). Non solo. La squadra è lunga, i reparti sono troppo distanti e questo causa poche opzioni di passaggio per i calciatori, soprattutto i centrocampisti spesso non sanno a chi dare la palla. Tutto il contrario, ad esempio, rispetto al Napoli di Sarri o alla Fiorentina di Paulo Sousa, squadre molto organizzate in tutte le zone del campo, con le tre linee sempre racchiuse in 30 metri, mentre l’Inter di Mancini non brilla per gioco ma dietro è una specie di fortino (9 gol subiti in 14 partite, quasi la metà rispetto ai 17 incassati dai giallorossi).

Tante le accuse mosse a Garcia dopo la settimana nera (iniziata con il pareggio a Bologna), ad esempio essersi presentato a Barcellona con la difesa alta, senza pressing sui centrocampisti avversari. Praticamente un vero e proprio suicidio contro la miglior squadra del mondo, andata a segno 2 volte nei primi 18 minuti, ma il passivo avrebbe potuto essere più pesante (gol dubbio annullato per fuorigioco e altre 2 occasioni importanti). Il tutto in meno di 20 minuti, prima dell’inevitabile cambiamento nell'atteggiamento difensivo.


Per la maggioranza dei tifosi è lui il responsabile principale del gap rispetto alle prime tre in classifica, oltre alle carenze (soprattutto difensive) nella rosa allestita da Sabatini. Per questo il popolo giallorosso ha già individuato le caratteristiche necessarie al nuovo allenatore: personalità, esperienza, carisma, curriculum pesante e gioco. Un identikit che fa subito venire in mente la figura di Antonio Conte, non entusiasta dell’esperienza con la nazionale e pronto a lasciare dopo gli Europei.

 A Roma per vincere serve un sergente di ferro alla Capello, anche dentro la società si stanno convincendo di questo, ecco perché il nome dell’ex tecnico della Juve è quanto mai in pole position. Inoltre per Conte non servirebbe un ingaggio “monstre”, stile Ancelotti. Non solo. Anche il modulo preferito dal ct della nazionale (3-5-2) sembra sposarsi perfettamente alle caratteristiche teniche dei giocatori della Roma, molto più del rigido 4-3-3 di Garcia. Anche Reja, domenica scorsa ha sottolineato le lacune dei giallorossi: “Abbiamo giocato sui tagli di Gomez e Moralez perché i loro terzini sono due ali”. Parole che sono suonate come una sonora bocciatura per il tecnico francese.

E’ indubbio che Digne e Florenzi siano più adatti al 3-5-2, così come una linea a tre darebbe più sicurezza agli incerti Rudiger e Castan ed esporrebbe di meno la difesa, spesso costretta all’uno contro uno e mal coperta dal centrocampo, dove le distanze nel triangolo De Rossi, Nainggolan, Pjanic sono troppo elevate. Sono in molti (anche a Trigoria…) a invocare due mediani davanti alla difesa, come accaduto nel derby, e soprattutto maggiori addestramenti difensivi. Un cambiamento di modulo che potrebbe giovare anche a un “immalinconito” Dzeko, troppo isolato davanti e senza compagni con cui scambiare il pallone e cercare l’uno-due. In tanti sono pronti a scommettere che la cura Conte (e il rientro di Strootman) potrebbe rigenerare anche il cigno di Sarajevo, troppo "buono” sotto porta.
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