Studi di settore, parametro di congruità in calo: il calcolo online automatico

01 dicembre 2016 ore 16:44, Luca Lippi
Per i contribuenti soggetti agli studi di settore, l’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile 'Segnalazioni 2016', il nuovo software con cui il contribuente può segnalare eventuali elementi,fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti.
In tal modo si ottiene una semplificazione della fase di comunicazione e confronto tra contribuenti e Amministrazione finanziaria. Inoltre, i contribuenti avranno anche a disposizione, nel proprio cassetto fiscale, i modelli degli studi di settore presentati per il periodo d’imposta 2015 e l’esito relativo allo stesso periodo d’imposta dell’applicazione degli studi di settore, ricalcolato sulla base dell’ultima versione del software Gerico pubblicata.
Sono anche state pubblicate le statistiche dei dati degli studi di settore, dichiarati dai contribuenti, aggiornate al 2015.
Così, gli utenti potranno sapere il numero delle posizioni, i ricavi o i compensi dichiarati e la percentuale di contribuenti congrui e non. Le interrogazioni possono essere effettuate per anno, macrosettore e tipologia di dichiarazione presentata o per singolo studio di settore.
Per accedere al servizio Segnalazioni 2016 occorre essere registrati nell’area riservata dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. In questo modo oltre che comunicare con l’Agenzia sarà possibile conoscere le statistiche selezionando il macrosettore, o ancora il singolo studio, per conoscere, tra l’altro, gli importi di ricavi o compensi dichiarati, anche con riferimento ai soggetti congrui e non congrui; la percentuale di congrui e di coerenti rispetto alla platea, il numero di posizioni congrue e non per effetto dei correttivi relativi alla crisi economica.
In sostanza, il contribuente ora riesce ad entrare in quello strumento che tecnicamente era chiamato ‘cassetto fiscale’ fino allo scorso anno accessibile solamente ai professionisti delegati all’assistenza fiscale.

Studi di settore, parametro di congruità in calo: il calcolo online automatico

Per quanto riguarda i dati statistici raccolti negli ultimi sei anni dagli uffici studi di agenzia entrate, aumentano gli importi medi dichiarati ma diminuiscono i soggetti ‘congrui’. 
Segno,  che i correttivi anticrisi riducono il divario tra reddito ipotizzato e reddito reale, ma non ne annullano la distanza.
Dati numerici
I dati diffusi ieri indicano che tra 2013 e 2015 il numero delle posizioni è sceso da 3,81 a 3,46 milioni; una flessione di circa 342mila unità che è la conseguenza da un lato della chiusura di partita Iva per effetto della crisi ma anche causata dal passaggio al regime dei forfettari che non applicano gli studi. 
In flessione anche i volumi dei ricavi e dei compensi che scendono dai 781 miliardi del 2013 ai 742,2 miliardi del 2015 (-390 miliardi).
In ogni caso il dichiarato medio per posizione si attesta a 213.989 euro, frutto però della media tra gli 85.476 euro delle persone fisiche, i 244.231 euro delle società di persone e i 634.441 delle società di capitali. 
riguardo ‘la fedeltà’ delle dichiarazioni rispetto a quanto gli studi ipotizzavano, nel 2015 le posizioni ‘congrue’ sono risultate pari al 64,97%, un dato in decisa flessione rispetto al 66,23% del 2014 ma soprattutto al 71,94% del 2013. 
Inversamente, sono aumentate le posizioni non congrue (1.215.048) che sono salite a quota 35,03% contro il 33,77% del 2014 e il 28,06% del 2013. 
Se consideriamo anche i contribuenti che sono diventati “congrui” adeguandosi agli studi di settore il dato del 2015 sale al 73,63%, che si confronta con il 75,12% del 2014 e l’80,52% del 2013.
I correttivi nel tempo
I numeri sopra elencati indicano la ricerca di avvicinare le stime ad un adeguamento dei redditi reali, in ogni caso particolarmente difficoltoso, giacché le rilevazioni di congruità, pur migliorando nel tempo sono assai lontane dagli incassi reali percepiti (o dichiarati) realmente.
Comunque sia, i correttivi hanno indotto l’Agenzia delle Entrate a ridurre drasticamente quelli che sono sempre risultati non congrui cronici in congrui (il 13,91%). 
Correttivi che sono intervenuti anche sulle altre posizioni non congrue (1.092.998) e pur abbattendo redditi o ricavi per oltre 2,2 miliardi non sono riusciti a portare i soggetti in ambito di congruità.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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