Morto il Boss delle cerimonie, stavolta non è una bufala

01 dicembre 2016 ore 21:46, Luca Lippi
Non ce l’ha fatta Antonio Polese, all’anagrafe Tobia, ricoverato per la seconda volta nel giro di un mese per problemi cardiaci; è morto  nella clinica Pineta Grande, sulla costa domiziana, lasciando nello sconcerto napoletani e non solo, soprattutto a seguito del grande successo social riscosso col programma ‘il Boss delle cerimonie’.
Don Antonio Polese (così si faceva chiamare) era 'titolare' del ristorante La Sonrisa di Sant'Antonio Abate, in provincia di Napoli; ottanta anni aveva fatto degli accertamenti presso la clinica Pineta Grande di Castel Volturno e a fine ottobre era stato ricoverato prima all’ospedale di Castellammare di Stabia e poi al Monaldi per uno scompenso cardiaco.
Polese in queste ultime settimane aveva dovuto fronteggiare anche la confisca dell’azienda di famiglia all’interno della quale venivano girate le puntate del reality sui riti e le tradizioni dei matrimoni napoletani. 
L’8 novembre scorso il Tribunale di Torre Annunziata ha messo i sigilli al lussuoso albergo "La Sonrisa", accogliendo la tesi della Procura secondo cui  l’hotel fosse stato costruito senza alcuna autorizzazione. 
Nella stessa indagine la moglie e il fratello di “don Antonio”, Rita Greco e Agostino Polese, sono stati condannati ad un anno di reclusione per abusi edilizi.
Don Antonio Polese è stato per la famiglia un faro e un punto di riferimento. Ambizioso macellaio (questa la reale attività originaria di famiglia) era stato il creatore del ‘miracolo economico’ di tutta la famiglia creando un vero e proprio impero imprenditoriale.

Morto il Boss delle cerimonie, stavolta non è una bufala

Impero, però, che come nella migliore tradizione dei ‘cavalieri del boom economico’ nella fretta di edificare e investire hanno perso qualche passaggio di carattere burocratico (può capitare). 
Il tribunale avrebbe individuato gli estremi per riconoscere il reato di lottizzazione abusiva, disponendo di conseguenza la confisca dell’immobile. A farne le spese sono uno dei fratelli di don Antonio, Agostino Polese, e la moglie del ‘boss delle cerimonie’, Rita Polese.
Nelle carte del rinvio a giudizio il ‘boss delle cerimonie’ è ritenuto solamente uno dei gestori di fatto del complesso turistico, privo di responsabilità per gli abusi edilizi seriali individuati dal tribunale di Torre Annunziata, che hanno consentito il sorgere de La Sonrisa. 
L’hotel fu sequestrato cinque anni fa, ma rimase aperto al pubblico perché la Procura concesse ai proprietari la facoltà di proseguire l’attività imprenditoriale.
Se la lottizzazione dovesse trovare conferma nel merito dei successivi gradi di giudizio, potrebbe far scattare comunque l’acquisizione al patrimonio pubblico dell’imponente hotel reso celebre dalle trasmissioni di Real Time e da un film di Matteo Garrone. 
Ovviamente in disaccordo con la tesi della confisca i difensori della famiglia Polese secondo i quali, poiché il giudice ha disposto il provvedimento anche relativamente alle proprietà degli imputati assolti, la confisca potrebbe decadere.
Un doppio colpo al cuore per don Antonio Polese, che deve essergli stato fatale.
del mese scorso la polemica consumata sui social dopo che fu diramata 'la bufala' della dipartita di don Antonio; infuriata, la famiglia dell'imprenditore e personaggio televisivo aveva replicato sulla pagina Facebook del ‘castello' dei ricevimenti più noto della Campania: "Apprendiamo con rammarico che sta girando su Facebook una notizia falsa che riguarda don Antonio. Il Boss delle cerimonie si trova in ospedale e la terapia che gli stanno applicando sta dando buoni risultati".

autore / Luca Lippi
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