Reddito minimo per 1 milione di poveri: promessa o realtà? Vediamo cos’è

01 febbraio 2016 ore 10:38, Luca Lippi
Siamo di fronte a una sorta di reddito minimo? Non sarebbe sorprendente, diciamo che c’è sempre stato anche se limitato alle persone che per diversi motivi non hanno potuto maturare una pensione sufficiente a garantire uno sopravvivenza dignitosa. Oggi che le persone non più attive per limiti di età sono in misura importante (siamo una società piuttosto “matura”) e soprattutto dopo la crisi molti figli sono dovuti tornare a casa, strutturare il sostegno a diversi milioni di persone diventa una necessità più che umanitaria necessaria a sostenere i consumi. E allora ecco qua il sostegno al reddito di circa 320 euro mese per un milione di poveri con figli minori, annunciato dal ministro Giuliano Poletti ai media, pronto ad entrare a regime già dal 2017. Non si esclude un anticipo degli aiuti giacché nella legge di stabilità già sono stati individuati 600 milioni da destinare a chi è stato particolarmente colpito dalla crisi.

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Se non è un reddito minimo vero e proprio, cos’è? Il ministro Poletti a proposito del provvedimento dichiara: “È un cambiamento radicale perché nel nostro Paese non c’è mai stato un istituto unico nazionale a carattere universale per sostenere le persone in condizione di povertà. Vogliamo dare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente. È una riforma che vale almeno quanto il Jobs act”. Sempre il ministro Poletti sembra prendere le distanze dal reddito di cittadinanza tanto sostenuto dal M5S, ma nei fatti e per grandi punti gli somiglia molto (anche se con cifre differenti), dice sempre Poletti: “chi riceverà l’assegno dovrà impegnarsi contestualmente, come già accade nelle città che stanno sperimentando il sostegno per l’inclusione attiva, a mandare i figli a scuola e ad accettare possibilità di lavoro. Pensiamo a un coinvolgimento anche delle associazioni del volontariato…l’Isee l’abbiamo cambiato e oggi fotografa molto più efficacemente le situazioni: se prima il 78% dichiarava di non avere conti correnti bancari o postali oggi questa percentuale è calata al 18%”. Ricordiamo a chi legge che tutto sarà regolamentato in base a dei parametri di riferimento che per ovvi motivi devono essere uguali per tutti, ad oggi i poveri assoluti in Italia sono 4,12milioni e sono persone che si configurano sotto la soglia minima di sopravvivenza, poi c’è la povertà relativa che emerge secondo il calcolo medio per persona facente parte di un nucleo familiare, e cioè 521 euro per persona. In questa categoria (poveri relativi) si riconoscono secondo gli osservatori circa 7 milioni di persone. C’è da dire che nello stesso provvedimento si prevede anche il riordino degli istituti assistenziali, e il timore che possa finanziare il reddito minimo con tagli lineari di altri trattamenti è piuttosto alta. A tale proposito il ministro Poletti dichiara che non saranno messi in discussione i trattamenti attualmente attivi a favore del contrasto della povertà ma non nega di volere riorganizzare le prestazioni in essere allo scopo di raggiungere il principio di equità. Il sospetto che il governo possa rivedere le situazioni per fare un po’ di cassa è elevato, ma se serve per eliminare le prestazioni non spettanti (per malcostume o superficialità degli organi preposti) allora ben venga la revisione.

autore / Luca Lippi
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