Popolo di santi, poeti, navigatori e... laicisti: via le croci dal cimitero

01 febbraio 2016 ore 13:06, intelligo
Se non fosse una notizia vera, farebbe davvero sorridere, ma siccome non si tratta di una boutade ma della realtà, inquieta i fedeli e non solo. Succede a Casalecchio sul Reno, ridente cittadina in provincia di  Bologna dove, in occasione di alcuni lavori al locale cimitero comunale, il sindaco “piddino” a capo di una giunta di centrosinistra, ha deciso di far rimuovere tutti i crocifissi o gli eventuali altri simboli cristiani.
Giustificazione od offesa al sentire comune? Dice il solerte e “illuminato” amministratore: “Siamo laici, il cimitero deve essere laico, e bisogna rispettare le minoranze che verranno sepolte qui”. 
Inizialmente, pare che alcuni consiglieri comunali si fossero convinti che un pronunciamento così perentorio fosse in realtà un errore di interpretazione magari da parte di una stampa sempre  in cerca di scoop.                                             

Così per far sì che fosse tutto chiaro, il sindaco ha messo ai voti una mozione e, naturalmente quando si è trattato di mettere nero su bianco, tutti i consiglieri di maggioranza gli si sono accodati, dando voto favorevole. Perciò, via croci, crocifissi, croci di San Patrizio, sculture che ritraggono ostie consacrate, calici, colombe in volo o angioletti che tanto potrebbero contrariare coloro che di altra confessione che avranno la ventura di morire a Casalecchio sul Reno e di essere tumulati nel locale cimitero.
Verrebbe immediatamente da chiedersi se qualcuno di altra religione si sia lamentato col sindaco al punto da indurlo a un passo simile che, sicuramente, non piacerà troppo alla cittadinanza, ma in realtà non risulta nulla del genere. Come sempre più spesso accade sotto il sole della nostra penisola, la responsabilità è dell’onda del politicamente corretto mutuata dagli Stati Uniti dove è nata e regna – ma solo nelle grandi città – che travolga la logica, la coerenza, il buonsenso tutto a scapito di noi “indigeni”. 
Non è un lamento questo, ma solo la constatazione che ogni giorno che passa veniamo sempre di più indotti a sentirci noi, italiani in Italia, stranieri in terra straniera. Tra crocefissi rimossi nelle aule delle scuole, presepi vietati perché , ovvio, un bambino di scuola elementare potrebbe rimanere fin troppo turbato dalla visione di un neonato di plastica o coccio sistemato al centro di una capanna di sughero, e circondato da altri pericolosi personaggi, tipo pastorelli, pecorelle, agnellini, gallinelle e via discorrendo in un’apoteosi di statuette sempre più spaventose, capaci di turbare i sonni di chi non è di fede cristiana, e canzoncine di Natale ritenute dei veri e propri inni di rivolta, divisivi e violenti, che risultati si vogliono ottenere? Chiaro che a questo punto si sia indotti a giudicare inaccettabile anche la vista delle chiese, di cupole con la loro croce, o dei campanili, e quindi di prendere in considerazione l’idea di spogliare anch’esse dei simboli di una religione che, essendo la nostra, sembra proprio non essere meritevole di rispetto. 
E allora vai con ruspe e schiacciasassi, ma non contro i campi rom, che il pensiero dominante continua a voler far passare per amene e piccole concentrazioni umane, per noi incomprensibili solo perché sporche, confuse, vere e proprie baraccopoli, abbandonate nel degrado  totale come se ogni bonifica fosse non impossibile ma più semplicemente superflua.  
E mentre stranieri provenienti da tutto il mondo sono ben chiari nel voler tutelare e garantire le tradizioni che importano nel nostro Paese, noi siamo fin troppo disponibili a rinunciare alle nostre, quasi ce ne vergognassimo, dimenticando che sono state le culle della civiltà.   

Radici, ahinoi, cristiane…                                                                                          

autore / intelligo
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