Su Renzi soffia il vento "anti-europeista": perché ha perso

01 giugno 2015, Luca Lippi
Su Renzi soffia il vento 'anti-europeista': perché ha perso
Un cinque a due alla vigilia sarebbe stato un ottimo risultato per Renzi e anche per il PD ma i segnali negativi hanno vinto. 

E i venti anti-europeisti che vanno dalla Lega di Salvini ai 5Stelle hanno messo le mani sulle Regioni d'Italia, così come poco prima lo avevano fatto in Spagna e Polonia, e prima ancora in Grecia. Per Renzi doveva essere già una sorta di avvertimento... ora lo ha capito. 

C'è prima di tutto l'affermazione di Toti (34,6%) mentre la Paita si ferma al 27,9% e soprattutto il candidato personale di Civati e Cofferati (Luca Pastorino) ha raggiunto il 9,6% provocando le prime grosse "irritazioni" celebrali al giovane ex rottamatore. 

E va male anche in Campania dove De Luca vince di misura su Caldoro.

Altra sconfitta? La debacle veneta (per Renzi e PD) che assume dimensioni preoccupanti date le dimensioni della valanga leghista (oltre il 50%).
La Lega Nord insomma non solo esce rafforzata ma si impone come il partito di cui, nel centrodestra, non si può fare a meno (con Matteo Salvini si devono fare i conti e lui non dovrà cadere nell’errore di rinunciare alla sua autonomia, che per ora sulla carta rimane vincente).

Le sorprese più brutte per il premier arrivano dalle Regioni “rosse”. In Toscana, dove ha vinto il governatore uscente Enrico Rossi (Pd), la Lega ha ottenuto la piazza d’onore con Claudio Borghi, sostenuto insieme a Fratelli d’Italia, che ha totalizzato un 20 per cento. Il partito di Salvini peraltro ha raccolto oltre il 16 per cento dei consensi, il doppio di Forza Italia.  

Bene per Matteo, quello "verde", anche il risultato delle Marche, dove il seggio più importante è andato sì al democratico Luca Ceriscioli, ma Francesco Acquaroli, candidato per LN e FdI, ha messo a segno un 19 per cento. Anche qui il Carroccio, al 13 per cento, ha superato Forza Italia. 

Nell'Umbria che ha visto la riconferma - stentata - di Katiuscia Marini (Pd), l’ex sindaco di Assisi Claudio Ricci - candidato per Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia - ha sfiorato il 40 per cento dei voti. Dopo un lungo testa a testa il partito di via Bellerio si è aggiudicato la palma di secondo partito della Regione.

In sostanza la Lega vince perché trainante e decisiva, e quando sola è altamente pericolosa per Renzi.

Riguardo Renzi e il PD, forse è giusto fare una netta distinzione. Il PD ha una strategia consolidata che segue logiche tradizionali e che facilmente può essere ribaltata dal coacervo di destra, centrodestra, centro e dissidenti, ma comunque un’unione di forze necessarie e sufficienti per far tremare il "partito di Renzi". Invece il premier, di suo, ha allontanato definitivamente i moderati dal suo stesso partito e ha perso voti a sinistra, prova ne è il candidato civatiano in Liguria. 

E il M5S? Vince il “triunvirato” (Luigi Di Maio, Raffaele Fico e Alessandro di Battista) su Grillo prima ancora che il movimento nella politica, aiutati dall’autogol del giovane Matteo con decreto scuola (molti insegnanti e loro adepti sono seguaci del M5S). Per i pentastellati spiccano in Liguria, Alice Salvatore, seconda con il 24,8 per cento, in Puglia, Antonella Laricchia, anch'essa seconda col 18,1, e in Campania, dove Valeria Ciarambino è giunta terza ma con un risultato pesante, il 17,8 per cento

Secondo posto dietro Luca Ceriscioli per il penta stellato Giovanni Maggi nelle Marche col 21,7 per cento. Terzi Giacomo Giannarelli in Toscana col 15 per cento, Andrea Liberati in Umbria col 14,3, Jacopo Berti in Veneto con l'11,8. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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