Anticipo Tfr in busta paga o soldi? E' flop

01 giugno 2015, Luca Lippi
Anticipo Tfr in busta paga o soldi? E' flop
Nella relazione tecnica della legge di Stabilità il governo aveva ipotizzato che, a regime, la norma “Tfr in busta paga” avrebbe interessato circa il 50% dei lavoratori destinatari dell’operazione. 

Secondo la Fondazione consulenti del lavoro, è un vero e proprio flop; si legge nel comunicato: “sono partite le elaborazioni degli stipendi di maggio 2015 da parte dei Consulenti del Lavoro su 7 milioni di dipendenti e oltre 1 milione di aziende. In questa prima fase sono stati analizzati i dati delle grandi aziende (che mediamente occupano più di 500 dipendenti) e nei prossimi giorni l’analisi si sposterà sulle micro imprese”. 

Risultato: la liquidazione in busta paga del Tfr “riguarda solo 567 lavoratori, ossia circa lo 0,05%”. Quello che principalmente crea ritrosia è il prelievo fiscale sull’anticipo che è a tassazione ordinaria, non quella separata e privilegiata in vigore per il Tfr. In buona sostanza l’operazione potrebbe essere conveniente (forse) alle fasce di reddito più basse, quelle che hanno maggiore timore del futuro quando non avranno più il lavoro e un’aspettativa pensionistica ridotta al lumicino. In conclusione il Tfr fa comodo tutto intero per la vecchiaia soprattutto alle fasce di reddito che potrebbero aderire all’operazione del governo nonostante lo sfavore della tassazione.

Dalle elaborazioni dei consulenti del lavoro emerge quanto segue: i lavoratori che hanno fatto richiesta sono per il 75% residente nel Centro Nord e per il 25% al Sud. Per il 43% lavorano nel terziario e per circa il 27% nell’industria. Il 25% ha redditi fino a 20mila euro, il 50% fino a 30mila euro mentre appena il 6,25% lo ha chiesto avendo redditi superiori a 40mila euro annui. Solo il 10% di coloro che hanno chiesto l’anticipo ha tolto il Tfr da un fondo pensione.

Secondo la presidente del Consiglio nazionale, Marina Calderone, “questo insuccesso è l’ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro ma non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese. La bontà del provvedimento è apprezzabile, ma non la sua struttura tecnica poiché la tassazione applicata ne ha determinato l’insuccesso fino ad oggi”.

A questo punto manca un introito previsto dal governo all’epoca del decreto, cominciano a essere “diversi” i milioni di euro mancanti all’appello, il rischio concreto di accensione delle clausole di salvaguardia (aumento delle accise e aumento dell’IVA) è sempre più vicino.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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