Mese nero per le tasse e la CGIA di Mestre fa i conti

01 giugno 2015, Luca Lippi
Da oggi comincia il mese nero delle tasse che vede nel 16 giugno la scadenza fiscale che terrorizza le famiglie prima di tutto.

Mese nero per le tasse e la CGIA di Mestre fa i conti
E’ sempre la CGIA di Mestre a fare i conti:
 fra IMU, TASI, Irpef, addizionali sulle persone fisiche, Irap, Ires, Iva e Tari l’erario incasserà 56 miliardi di euro. Il segretario Giuseppe Bortolussi accompagna la relazione con un commento esaustivo e puntuale come sempre: “Pur essendo una delle principali scadenze fiscali dell’anno ancora una volta i cittadini e gli imprenditori sono chiamati a operare in un quadro estremamente incerto. In materia di Tasi e di Imu, ad esempio, i Comuni avranno tempo fino alla fine di luglio per deliberare le aliquote da applicare quest’anno. Pertanto, il prossimo 16 giugno gran parte dei contribuenti verserà la prima rata della Tasi o dell’Imu sulla base delle disposizioni riferite al 2014 e solo con la scadenza di dicembre sapranno realmente quanto dovranno pagare. Anche gli imprenditori, purtroppo, si trovano nella stessa condizione. Solo da qualche giorno il fisco ha messo a disposizione il software Gerico per stimare i ricavi che l’Amministrazione finanziaria si attende da loro. Pertanto, anche se fosse concessa una proroga, gli artigiani, i commercianti e i piccoli imprenditori avrebbero comunque poche settimane di tempo per elaborare il tax planning per l’anno in corso, con il serio pericolo di non valutare attentamente la propria posizione con il fisco”.

L’impegno delle imprese è soprattutto l’Ires (l’Imposta sui redditi delle società di capitali); la CGIA prevede un totale di 10,5 miliardi di euro che comprende il saldo 2014 e l’acconto 2015. Riguardo alle ritenute Irpef dei dipendenti e collaboratori, le imprese dovranno sborsare 10,4 miliardi di euro. 
L’impegno economico delle famiglie italiane più oneroso sarà il pagamento della prima rata della Tasi: dei 2,3 miliardi di euro attesi dai Comuni, i proprietari delle abitazioni principali dovranno versare circa 1,65 miliardi di euro.
Anche luglio non concede tregua; al prelievo succitato si devono aggiungere Irpef, addizionali, Ires, Irap e Iva per un ulteriore totale di 33,3 miliardi di euro.

In totale (giugno e luglio) i datori di lavoro pagano le ritenute dei propri dipendenti e degli eventuali collaboratori, i committenti quelle dei professionisti per le prestazioni ricevute da questi ultimi, mentre le imprese e i lavoratori autonomi devono onorare l’Iva. Gli imprenditori e i lavoratori autonomi, come pure i contribuenti con redditi sui quali non sono state trattenute completamente le imposte, devono altresì versare il saldo 2014 e la prima rata d’acconto 2015 delle imposte sui redditi Irpef, Ires e Irap; inoltre, devono corrispondere anche il tributo camerale che da quest’anno è stato ridotto del 35 per cento (bontà loro). A giugno, inoltre, i contribuenti sono chiamati al versamento della prima rata della Tasi e dell’Imu sulle abitazioni a uso abitativo e sugli immobili strumentali.

Se tutto questo è un buon segnale per le casse dello Stato (sempre al netto dell’evasione fisiologica e congiunturale), non lo è altrettanto per i consumi che inevitabilmente subiranno una contrazione. La logica è che si pagano tasse per redditi percepiti l’anno scorso con redditi (contratti) dell’anno in corso, è un cane che si morde la coda, a farne le spese ancora una volta saranno i commercianti e gli artigiani, oltre la naturale riduzione dell’Iva in entrata per le casse dello Stato.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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