Regionali, al voto nel 2016 con ballottaggio tra Grillo e Renzi

01 giugno 2015, Fabio Torriero
Il renzismo si ferma. Questo, al di là di ogni spiegazione e giustificazione di scuderia, è il dato importante. 

E’ presto per dire se la spinta propulsiva del governo e la spinta propulsiva del nuovo Pd, che ha l’ambizione di diventare il Partito della Nazione, il partito unico arcipelago, il partito-boa maggioritario, siano finite, ma le elezioni amministrative, per quanto condizionate dai personaggi, dai territori e dai leader (calanti e ascendenti), sono state chiare. 

Regionali, al voto nel 2016 con ballottaggio tra Grillo e Renzi
Renzi, pur col vento in poppa, pur giocando con l’incasso delle prime riforme e col 40% dei voti europei, considerati, per proprietà transitiva, il tesoretto delle regionali ed eventualmente delle prossime politiche, ha arretrato nei consensi numerici (la matematica non è un’opinione). 

Il partito dell’astensione è il primo partito (un italiano su due non ha votato) e il Pd non è cresciuto. Vediamo di entrare nel dettaglio. 

A) L’esempio ligure dimostra che se Renzi perde alla sua sinistra cospicui spezzoni, non perde di uno o due punti percentuali (come ha sempre detto), acquistando a destra, al centro, tra i moderati, ma perde di dieci e oltre punti, facendo vincere gli altri. 

Un segnale per l’opposizione interna al premier, per i vari Fassina, Cuperlo, Bersani con la sua ditta, che potrebbero coalizzarsi con Civati, ampliando quell’area che adesso è occupata insufficientemente e per forza d’inerzia da Sel. La Liguria potrebbe far decollare, quindi, un modello al contrario, il laboratorio nazionale di una sinistra diversa. 

B) Sulla Campania pesa, inoltre, l’incognita dell’ “impresentabile” De Luca (la vendetta postuma di Rosy Bindi), che potrebbe essere oscurato dalla Severino. 

C) Emiliano, il neo governatore pugliese, non è un renziano, ma un outsider, che sicuramente diverrà un antagonista futuro nella leadership del Pd. Incarna un’anima populista, assai distante dal pragmatismo decisionista “lib-lab” di Renzi. 

Un dna utile a recuperare voti che dalla sinistra sono andati verso i grillini. 

D) La Moretti, invece, renziana di ferro, l’icona della nuova generazione post-rottamazione, su cui Renzi aveva puntato personalmente, è stata umiliata in Veneto. La scissione di Tosi non è servita a sparigliare le carte. 

E) Il centro-destra, dal canto suo, è in via di robusta e radicale ridefinizione. La netta affermazione della Lega (nei luoghi tradizionali, come il Veneto, più in Umbria. Marche, Toscana e Liguria), segna il passaggio da un centro-destra versione berlusconiana (destra+moderati), a un centro-destra contraddistinto dai temi, unico spartiacque tra i poli. Immigrazione, legalità, sovranità nazionale, anti-Ue, anti-Euro: o di qua o di là. 
Una diversa idea di schieramento con cui anche Toti dovrà fare i conti. Forza Italia in via di dissolvimento in tutta Italia, ha tenuto in Liguria solo grazie alla Lega. 

F) Da registrare, in tale ottica, la crescita di Fratelli d’Italia. Al palo ogni velleità centrista-moderata (da Tosi ad Area Popolare). 

G) Avvertimento per Salvini. Il successo di Borghi in Toscana evidenzia una formula: quando la Lega corre da sola o è se stessa, si afferma; dove fa troppi patti col vecchio ceto politico, e sigla troppi compromessi col vecchio schema berlusconiano, paga pegno: o non la fanno presentare o la lista “Noi Salvini” non è all’altezza della strategia di penetrazione. Credo che i tempi siano maturi (e pure gli italiani) per una discesa aperta al Sud della Lega. 

H) Grillo dato per morto si è ripreso. I 5Stelle hanno confermato la loro forza e tutta la loro potenzialità. E’ una vittoria di Di Maio e del direttorio, che ha saputo mediare con energia e intelligenza, tra l’assolutismo astratto di Grillo e il collaborazionismo di una sua frangia, che simpatizza con quelli che se ne sono andati. Una cosa è certa. Sprovincializzando il voto, l’area anti Ue, anti-Euro, pur nelle sue diverse declinazioni (5Stelle, Lega e destra tosta) avanza. 

Con questi numeri sono convinto che la legislatura non andrà fino alla fine. Non morirà di morte naturale. Che farà il Ncd, ormai marginale? Lo scontro per Palazzo Chigi (grazie all'Italicum) sarà tra Grillo e Renzi?
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