Juve, Agnelli: "Conte e Del Piero? La società resta, gli uomini passano"

01 giugno 2016 ore 10:57, Adriano Scianca
“Chi sta alla Juventus deve pensare solo a una cosa: vincere”. La dottrina di Andrea Agnelli è semplice e si riassume tutto in quel verbo che, in casa Juve, non è importante, è “l'unica cosa che conta”, come da citazione bonipertiana. Intervistato da Sky Sport, il presidente bianconero chiarisce bene il suo pensiero: “Chiunque gestisce una società ha l'ambizione di vincere e noi l'abbiamo. Chi sta alla Juventus deve pensare solo a una cosa: vincere. Con la giusta ambizione, abbiamo i mezzi per arrivare a essere i primi in Europa”. Vincere in campo, ma vincere anche la battaglia dei conti. Le due cose insieme sono possibili, spiega Agnelli: “Chiedere un aumento di capitale ogni due o tre anni vuol dire gestire un'azienda che non è sana o avere uno stile di gestione che non è appropriato. Il rapporto con John Elkann non è buono, ma di più. Il nostro obiettivo è avere una società vincente che sia indipendente dal punto di vista economico. Siamo partiti da una perdita di 95 milioni dimezzandola anno su anno, abbiamo raggiunto 350 milioni di fatturato e un equilibrio economico-finanziario riuscendo a vincere: vuol dire che si può fare”. 

Juve, Agnelli: 'Conte e Del Piero? La società resta, gli uomini passano'
Per Agnelli, “la società è ben impostata per reggere alle sfide dei prossimi due o tre anni. Poi bisognerà capire cosa succederà al calcio italiano ed europeo per comprendere come restare competitivi e non perdere terreno dalle grandi potenze. Nel 2006 c'è stato un momento di discontinuità, da allora il calcio italiano ha perso occasioni. Noi dobbiamo capire qual è il nostro modello, il percorso da intraprendere, la mission da dare alle squadre di Serie A e da lì programmare. L'ultima volta che sono andato in Lega, abbiamo discusso un'ora per introdurre il Boxing Day tra due anni. Mi hanno detto 'tu sei abituato a rinnovare, noi a proteggere'. In questo momento non abbiamo la competitività del modello inglese, guarderei più alla Spagna proteggendo le sue squadre collettivizzando i diritti televisivi”. Sull'addio non proprio felicissimo a due bandiere del passato, Alessandro Del Piero e Antonio Conte, il presidente bianconero si fa realista: “Ogni situazione è figlia dei suoi momenti. E’ un principio che vale per qualsiasi azienda, non solo per la Juventus. Juve più importante degli uomini? Steve Jobs non è più alla Apple, ma la Apple è diventata la società con la maggiore capitalizzazione al mondo successivamente. E non c’è più Steve Jobs. Qualsiasi azienda deve essere superiore ai propri uomini”. 

Con Conte, peraltro, i rapporti continuano a essere tesi: il caso Bonucci insegna. Ma, anche in questo caso, Agnelli va al sodo: “Non esiste galateo con la Nazionale. Non abbiamo dato il giocatore prima della finale di Coppa Italia, anche se squalificato, perché ci faceva comodo tenerlo negli allenamenti e nello spogliatoio come uomo squadra. Un conto è affrontare Bonucci in allenamento, un altro è misurarsi con un ragazzo della Primavera. Mi sorprende che questo non sia capito”.
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