Comunali ultimo miglio: Renzi ri-lancia Fassino ma teme l'effetto Liguria

01 giugno 2016 ore 10:59, Lucia Bigozzi
Il j’accuse lanciato in faccia a quella sinistra “che gode a perdere”, infiamma l’ultimo scorcio di campagna elettorale, prima del voto di domenica. Il riferimento va in particolare a due nomi e due storie politiche di sinistra: Stefano Fassina a Roma e Giorgio Airaudo a Torino. Candidati che, in pratica, il premier-segretario considera ‘avversari’ nello stesso campo politico. Ma l’affondo di Renzi riguarda anche l’avversario ‘storico’ da quando è a Palazzo Chigi, ovvero il Movimento 5Stelle che per Renzi è “eterodiretto da mail anonime”. Non a caso la reprimenda renziana arriva da Torino dove la corsa al bis di Fassino in qualche modo risente della corsa parallela e antitetica di Giorgio Airaudo, parlamentare di Sel ed ex sindacalista Fiom che a Torino ha il suo “quartier generale politico”. 

Comunali ultimo miglio: Renzi ri-lancia Fassino ma teme l'effetto Liguria
Il timore più grande, infatti, è che nel capoluogo piemontese possa in qualche modo ripetersi la “maledizione” Liguria, col Pd e la sinistra divisa e litigiosa.
Forse anche per questo, Renzi ha deciso di alzare i toni e il livello della polemica politica. E sui 5S rincara la dose: “Più che pentastellati talvolta sembrano pentapartito”; quindi rinvendica il Pd come “unico partito che non butta fuori chi la pensa in modo diverso, che non manda email anonime, che da qualche parte qualcuno dice che arriverà un'email con la squadra. Dipingere Torino come una realtà male amministrata non fa ridere. Lo dico ai seguaci del comico che in questa città ha fatto un atto inqualificabile, blasfemo anche per chi non crede. Abbiamo bisogno di una classe dirigente e non di gente che gioca con i sentimenti. La laicità è rispetto non blasfemia”. Torino, per Renzi, è la “città del cambiamento” che ovviamente associa alla figura e all’operato del sindaco Fassino. Non poteva mancare un riferimento all’attività del governo, come ulteriore “spinta” alla corsa del collega di partito, vista e letta in un’ottica di interscambio e collaborazione tra il livello locale quello nazionale. “Stiamo portando Italia fuori da palude mentre c'è chi spera nel suo fallimento. La rottamazione e il cambiamento si fanno quando le cose non vanno bene, quando quelli di prima riducono il paese alla palude. Qualcuno pensa che l'Italia sia la Wikipedia delle sfighe, qualcuno intimanente gode di una notizia negativa, c'è chi quando il Pil non va tanto su sembra quasi contento. Noi stiamo portando l’Italia fuori dalla palude grazie all’esempio di città come Torino”. 

Infine nuovo affono ad Airaudo sul capitolo Fca (alias Fiat) e Marchionne: “Se Landini e Airaudo avessero avuto ragione oggi Fca non sarebbe più a Torino, sembrava destinata alla chiusura e invece è qui grazie a un gruppo dirigente dell'azienda e della città che ha rifiutato la cultura del no”. Airaudo ha riposto a stretto giro con una dichiarazione al vetriolo: “Domenica si vota per il sindaco di Torino e non per quello di Detroit. Il problema non è che la sinistra vince o perde, ma per chi vince e chi fa vincere. Di sicuro i senza e i senza ma non hanno giovato ai lavoratori visto che a Torino per quei consigli si sono fatti quasi quattro anni in più di cassa integrazione e si sono persi migliaia di posto di lavoro per i prodotti mancanti”. La chiosa ricalca lo stile renziano ai tempi di Letta: “Davanti a Mirafiori io ci vado a testa alta e prendo abbracci e saluti, loro per parlare di Mirafiori si sono chiusi in un teatro mi aspetto sorprese dalle urne, Matteo stai sereno”. 
autore / Lucia Bigozzi
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