Elezioni, Adinolfi (PdF): "Raggi non arriva al ballottaggio. Io tra la gente contro la dispar condicio"

01 giugno 2016 ore 12:24, Adriano Scianca
"La raggi? Per me non arriva neanche al ballottaggio. Roma non ama essere eterodiretta". Parola di Mario Adinolfi, candidato sindaco di Roma per il Popolo della famiglia. E a IntelligoNews così parla della sua campagna elettorale: "Ho fatto decine di iniziative fra la gente, gli altri si sono adagiati sulla dispar condicio che vale solo per 5 candidati"

Che campagna elettorale è stata?

Elezioni, Adinolfi (PdF): 'Raggi non arriva al ballottaggio. Io tra la gente contro la dispar condicio'
«Mi è sembrata una campagna molto blanda, almeno per quel che riguarda i candidati principali. Abbiamo visto una candidata fuggire tutte le occasioni pubbliche di confronto, mostrando una certa inadeguatezza (parlo della Raggi, ovviamente). Giachetti ha fatto una campagna svogliata, quasi che fosse più interessato a fare il presidente della Camera che il sindaco di Roma. Meloni molto ondivaga e inguaiata dalle gaffe del suo compagno di strada Salvini. Marchini cerca di comunicare un'idea di civismo ma si è caricato sulle spalle candidati di tutti i partiti e della peggiore nomenclatura. Fassina che vuole governare Roma ma non è capace neanche di governare la presentazione delle liste».

Insomma, un disastro.

«Diciamo una campagna non adeguata a Roma. Dopo il collasso etico della vecchia classe dirigente, quella che si candida a essere la nuova classe dirigente non mi è sembrata all'altezza».

E per quanto riguarda il Popolo della Famiglia, che campagna è stata?

«È stata una campagna entusiasmante, con decine di iniziative fra la gente. Io ho passato ore con il megafono in mano, non sono stato mai fermo, tanti erano gli impegno fisici a cui ho partecipato. Dubito che altri abbiano fatto lo stesso, forse si sono adagiati su questa vergognosa applicazione della par condicio al rovescio, una dispar condicio che vale solo per cinque candidati. Ci siamo anche appellati a Mattarella, per questo, ma diciamo che abbiamo anche colto l'occasione per essere più presenti fra la gente».

Cosa pensa della lista degli impresentabili e delle parole di Rosy Bindi sulle liste civetta?

«È stata una lente di ingrandimento un po' strana. Praticamente ci sarebbero impresentabili solo a Battipaglia. In tutti i comuni d'Italia ce ne sono sette. E altri sette solo a Battipaglia. Dai, è un'analisi che fa sorridere. Quindi o crediamo che Battipaglia sia il centro del male o capiamo che stanno prendendo in giro. Se avessero cercato un po' più accuratamente credo che avrebbero trovato impresentabili anche negli altri partiti, come le inchieste recenti confermano».

Il termometro popolare continua a dare in vantaggio la Raggi. Come sarà, secondo lei, una eventuale Roma governata dalla Raggi?

«Per me non arriva neanche al ballottaggio. Con la gente ci parlo e non vedo molto trasporto per questa candidata. Il fatto è che Roma non ama essere eterodiretta. Ora, la Raggi non solo è eterodiretta da una società con sede a Milano, ma è commissariata anche dai suoi. Gli stessi esponenti dei 5 stelle non si fidano di lei. Il fatto stesso che lei abbia taciuto ai suoi di aver fatto la pratica legale nello studio Previti è eloquente. Ora, per me potrebbe anche non essere un problema, ma nella logica dei 5 stelle è evidente che, se la cosa fosse stata nota, la Raggi non sarebbe mai diventata neanche consigliere».
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