Il Dalai Lama anti-immigrazione: "L'Europa non può diventare araba"

01 giugno 2016 ore 15:37, Adriano Scianca
Nell'immaginario collettivo occidentale, il Dalai Lama è una sorta di Bono Vox appena più contemplativo. Il messaggio, però, sarebbe lo stesso: amore, pace e buoni sentimenti. Peccato che le cose siano sempre più complicate. E così Tenzin Gyatso, leader spirituale dei buddisti di tutto il mondo, per la terza volta si esprime in maniera critica contro l'immigrazione. La prima volta era stato proprio in Italia, nel corso di un suo incontro pubblico. Poi aveva fatto altrettanto in Inghilterra. Ora ha spiegato le sue ragioni alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, che lo è andato a cercare a Dharamsala, in India, dove vive in esilio a causa dell'occupazione cinese del Tibet dal 1959. 

Il Dalai Lama anti-immigrazione: 'L'Europa non può diventare araba'
Ovviamente l'umana compassione, uno dei pilastri del buddismo, non viene certo a mancare nelle parole del leader tibetano: “Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione”. Giusto aiutare chi è in difficoltà, quindi. Ma “d'altra parte, nel frattempo sono diventati troppi. L'Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”. “Moralmente”, ha puntualizzato, dovrebbero “restare solo temporaneamente”, per poi tornare nel loro Paesi e “aiutarli nella ricostruzione”. Semplice buon senso? Può darsi, ma allora si tratta di un buon senso che latita in Occidente. O almeno latita fra coloro che, da stereotipo, dovrebbero essere più attenti al messaggio del Dalai Lama e che invece declinano la pace in un senso molto diverso dalla massima autorità spirituale tibetana. La quale, invece, si trova curiosamente assimilata a tanti “cattivi” che sembrerebbero ben lontani dalla serenità olimpica del nirvana. 

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