Su Renzi soffiano venti di guerra. Le regole del Congresso anti-Matteo

01 luglio 2013 ore 10:17, intelligo
Su Renzi soffiano venti di guerra. Le regole del Congresso anti-Matteo
Ci risiamo. Matteo Renzi dice con chiarezza che il segretario dovrà essere candidato premier. E i i venti di guerra e i tentativi incrociati di ostacolarne l'ascesa al potere tornano a soffiare con forza.
La tensione in vista della prossima riunione della Commissione per le regole del  Congresso sta aumentando sensibilmente. In questo consesso il rischio che vengano architettati strumenti di autotutela è fortissimo. L'idea di fondo sarebbe quella di far sì che qualora il sindaco dovesse vincere le primarie, si trovi comunque senza la maggioranza dell'Assemblea nazionale e della Direzione. Uno scacco in due mosse.  Il primo passo sarebbe svincolare l'elezione dei segretari provinciali e regionali dalle mozioni delle primarie, così da coalizzare tutte le correnti anti-renziane che tra i soli iscritti potrebbero  conquistare la maggioranza delle Regioni. Il secondo passo consisterebbe nel dimezzare i componenti dell'Assemblea nazionale (da 1.000 a 500) e della Direzione (da 200 a 100), che verrebbero eletti alle primarie per scegliere il segretario solo per la meta' (250 all'Assemblea e 50 in Direzione), mentre oggi  lo sono al 100%; la restante metà verrebbe espressa dalle Regioni, controllate appunto dalle correnti anti-renziane coalizzate. A questo punto anche se Renzi  vincesse delle primarie veramente aperte, cioè con una platea di elettori più ampia e a lui più favorevole, non avrebbe la maggioranza negli organi di partito. Un modo per garantirsi che la "rottamazione" tante volte evocata dal primo cittadino (uscente) di Firenze resti soltanto una suggestione acchiappa-consenso e non metta a rischio poltrone ed equilibri interni di Via del Nazareno.
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