Berlusconi fa la plastica facciale, gli ex An il lifting. I dubbi di Alemanno

01 luglio 2013 ore 12:32, Francesca Siciliano
Berlusconi fa la plastica facciale, gli ex An il lifting. I dubbi di Alemanno
Berlusconi ha (ri)varato Forza Italia. Quello che fino a qualche giorno fa sembrava un'ipotesi giornalistica, tra pochissimo diventerà realtà. Il progetto è quasi pronto, ci stanno lavorando al progetto Verdini, Brunetta e Santanché: l'intenzione è quello di un partito aperto al mondo del lavoro, dell'impresa e dell'università e in grado di riavvicinare i cittadini alla politica. Presto un'assemblea costitutiva che deciderà sugli incarichi.
Gianfranco Librandi, deputato di Scelta Civica, ha bollato l'intera operazione come «un intervento di plastica facciale» che «in politica non paga». Ma al Cavaliere, c'è da scommetterci, gli interessano poco le “critiche” esterne: lui vuole tutto e subito. Vuole tornare allo schema del '94: Forza Italia, un a nuova An, la Lega e – perché no! - qualche pezzetto di Scelta Civica a mo' di Udc. Una sorta di Casa delle libertà in versione 2013.Fatto sta che, dopo essere riuscito a mettere nell'angolo anche i “residui” aennini, ora ha campo libero, ora può rimettere in moto la sua macchina da guerra e ripartire lancia in resta, con la sua creatura primordiale. Chi lo ama lo segua, gli altri decidano in fretta da che parte stare. Ma come si suol dire, se Sparta piange Atene non ride. Gli ex An, quelli che hanno abbandonato volenti o nolenti il Pdl (o che stanno per farlo), scaldano i motori. Non per fare una plastica facciale, ma un restyling, un ritocchino. Stanno riorganizzando le truppe, e per farlo hanno deciso di organizzare una serie di incontri in tutta Italia, da Milano a Milazzo, per contrastare lo strapotere di B. Tutti uniti? Non proprio. La stampa, per razionalizzare, li ha etichettati sotto il calderone della “cosa nera”, ma se da una parte ci sono i Fratelli d'Italia che rivendicano il primato di essersi staccati dal Pdl in tempi non sospetti, dall'altro ci stanno gli ex An “più anziani” (quelli che lo scorso week end si sono riuniti a Lecce, “a casa” della Poli Bortone) e che per una serie di sfortunate coincidenze a questo giro son rimasti fuori dal Parlamento. Come si amalgamano questi due gruppi, apparentemente accomunati da un bagaglio valoriale importante, ma che stentano a dialogare? Quelli di Lecce sono intenzionati a mettersi insieme, fare tabula rasa di cariche e incarichi vari e ripartire, con un manifesto di valori di destra, e in grado di ritornare (o ripartire?) da Alleanza Nazionale. I più giovani (escludendo La Russa) meloniani, al contrario, aprono le porte a tutti coloro i quali abbiano intenzione di entrare a far parte del loro partito; ma da loro, neanche a dirlo, non si prescinde. Sembra quasi di sentirli: la destra o è Fratelli d'Italia o non è. Punto. Chi potrebbe essere, a questo punto, il pontiere d'eccellenza in grado di ammorbidire le posizioni delle diverse fazioni? Lui, l'ex sindaco di Roma: Gianni Alemanno. L'ha detto chiaro nell'intervista rilasciata oggi al Corriere: lui nel nuovo partito di Berlusconi non ci sarà. E l'ha detto anche a La Repubblica qualche giorno fa: se Berlusconi rifonda Forza Italia, lui avrebbe ricreato la destra. Quali sono le opzioni, dunque? Alemanno, in pectore, potrebbe essere un elemento di congiunzione tra tra valori tradizionali e competenza istituzionale. Anche perché, se aderisse al nuovo progetto, porterebbe con sé quei due-tre esponenti pidiellini (ex An) con un buon bacino di voti (Augello in primis). Ma questo, per Alemanno, vorrebbe dire ricominciare tutto daccapo; ricostruirsi un'immagine, una dimensione, un partito, un seguito, una base e una dirigenza. Una vera e propria mission impossible, che suona più come un salto nel buio senza paracadute che come nuovo inizio. Molto più comodo e facile, probabilmente, avvicinarsi ai Fratelli d'Italia: il partito c'è, la base pure, le strutture anche. Unico neo: in un assetto già precostituito, come quello appunto dei Fratelli d'Italia, Alemanno, seppur considerato uno dei big della politica di caratura nazionale, è comunque l'ultimo arrivato e dovrebbe “rispondere” a Giorgia Meloni. Cosa fare, dunque? Scegliere una poltrona da leader in un partito che non c'è, o tentare di imporre la propria figura in un partito che gli apre le porte ma che lo fa sedere in ultima fila?      
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