Il pensiero liberale di Rosmini e la double face dei cattolici (liberali)

01 luglio 2015, Americo Mascarucci
Il pensiero liberale di Rosmini e la double face dei cattolici (liberali)
Quanto è ancora attuale oggi il pensiero di Antonio Rosmini? Il primo luglio la Chiesa Cattolica celebra la memoria del sacerdote e filosofo, elevato agli onori degli altari, massimo esponente della corrente del cattolicesimo liberale, vissuto fra il 1797 ed il 1855. 

La beatificazione di Rosmini fu proclamata soltanto nel 2007 dopo una lunga e travagliata causa. Nonostante tutti i papi della Chiesa, da Pio VIII a Giovanni Paolo II, abbiano sempre riconosciuto il valore di Rosmini e le sue indiscutibili qualità di religioso e di scrittore, il tentativo di conciliare il pensiero liberale con quello cattolico gli procurò l'ostilità e la diffidenza delle gerarchie ecclesiastiche. Il Filosofo nelle sue riflessioni non mancò di criticare l'ordinamento della Chiesa auspicando una sua profonda rigenerazione spirituale, in un'epoca in cui sostenere certe teorie equivaleva ad essere eretici. Due delle sue opere più famose, Le cinque Piaghe della Santa Chiesa e La Costituzione secondo la Giustizia Sociale, furono messe all'indice, proprio perché rivolte a denunciare i mali della Chiesa dell’epoca, tentando di rileggere il pensiero liberale in chiave cristiana. 

Soltanto con il Concilio Vaticano II le tesi di Rosmini saranno riconosciute come parte integrante del magistero della Chiesa e molte sue proposte di riforma troveranno cittadinanza. Ma che significa essere cattolici liberali? Rosmini credeva nel Risorgimento e nel progetto di un’Italia unita, all’interno della quale affidare alla Chiesa il ruolo di “guida morale”. 

Ma sapeva perfettamente che questo poteva avvenire soltanto spogliando la Chiesa della sua natura temporale, in favore di un’autorità papale esclusivamente spirituale. Altro principio cardine del pensiero rosminiano riguardava la libertà di coscienza, ovvero il diritto del cristiano di agire secondo la propria “retta coscienza”; e se questo fondamento sarà alla base del Concilio Vaticano II, nell’Ottocento risultava una “bestemmia” andando di fatto a contraddire l’autorità temporale del Papa. Oggi si ha tanto la sensazione che molti politici usino il temine “cattolico liberale” solo per darsi un’etichettatura politica, o per cercare appoggi e benedizioni oltre Tevere, salvo poi rivelarsi scarsamente efficaci ed incisivi sia in quanto liberali che come cattolici. 

Perché di fronte a certe sfide come quelle che riguardano ad esempio il futuro della famiglia, le unioni civili, le nozze gay ed in ultimo l’ideologia gender, ecco che i due pensieri inevitabilmente sembrano entrare in contraddizione fra loro, configgere pericolosamente ed irrimediabilmente. 

E allora in questo caso quale dimensione dovrebbe prevalere? 

Quella liberale fondata sulla libertà di coscienza o quella cattolica che, Vangelo alla mano e magistero della Chiesa illuminante come un faro, crede nella non negoziabilità dei valori etici? Certo Rosmini non si doveva confrontare all’epoca con certe tematiche neanche lontanamente ipotizzabili come quella di discutere il superamento delle diversità di genere, e quindi essere liberali e cattolici tutto sommato poteva avere un senso in chiave strettamente risorgimentale. 

Ma oggi questo termine può ancora significare qualcosa o è soltanto un facile slogan per quei politici cattolici folgorati sulla strada di Arcore? 

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