Tsipras pronto a dire sì: lo dicono i mercati

01 luglio 2015, Andrea De Angelis
La Grecia non ha onorato la scadenza da 1,6 miliardi di euro di rimborsi verso il Fondo monetario internazionale, che registra così il maggior 'mancato incasso' della sua storia.

Tsipras pronto a dire sì: lo dicono i mercati
Un record negativo dunque, un dato che avrebbe dovuto destabilizzare il vecchio continente, partendo dai mercati.

Invece no. Le banche della Penisola sono chiuse e i pensionati in coda presso gli sportelli aperti per ritirare quanto possibile, ma secondo gli osservatori la svolta sarebbe a un passo.

Una lettura su cui sembrano puntare anche i mercati: Milano guadagna il 2,7%, Parigi il 2,5%, Francoforte segue a +2,1% e Londra a +1,4%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi cala a 140 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario scende al 2,23%.



Alexis Tsipras ha inviato le sue contro-proposte a Bruxelles
- in vista dell'Eurogruppo convocato per il pomeriggio di oggi - e dalle due pagine di missiva emerge che ci sono alcune aggiunte al programma pubblicato da Jean Claude Juncker. Per alcuni si tratterebbe di un passo decisivo da parte di Tsipras, che sarebbe pronto ad accettare l'accordo per far partire un terzo piano di salvataggio da una trentina di miliardi, buono per coprire i prossimi impegni finanziari greci da qui al 2017. 

Non tutti però la vedono come i mercati. Le aggiunte di Tsipras sarebbero infatti comunque poco gradite ai creditori, i quali però, a loro volta, sanno benissimo che un compromesso tra le due, rispettive posizioni iniziali potrebbe essere la sola via percorribile. 

 L'acuirsi delle tensioni sul mercato obbligazionario, comunque contenuto dall'intervento della Bce, rischia di far perdere all'Italia quel vantaggio - in termini di risparmi sugli interessi - determinato dal Qe di Mario Draghi: come ricostruisce Repubblica in edicola, citando uno studio del Cer, a questi livelli di tassi (in asta i Btp decennali sono risaliti al 2,35% contro l'1,34% di aprile) rischiano di svanire 2 miliardi di 'margini' per i conti pubblici. L'euro è poco mosso mentre l'attenzione degli operatori si concentra sugli sviluppi legati alle trattative per evitare il referendum. La moneta unica europea viene indicata a 1,117 dollari, in netta risalita sulle prospettive d'accordo
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