Grecia, Bagnai (economista) avverte: "Tsipras cederà e sarà una catastrofe per noi"

01 luglio 2015, Lucia Bigozzi
Grecia, Bagnai (economista) avverte: 'Tsipras cederà e sarà una catastrofe per noi'
“Penso che alla fine ciò che avevo prefigurato a febbraio si avvererà: Tsipras cederà e sarà una catastrofe per noi sul piano politico”. Così Alberto Bagnai, economista, docente di Politica Economica all’Università “G.D’Annunzio” legge con Intelligonews il dossier Grecia. Con un messaggio agli esponenti della sinistra italiana che tifano Tsipras e che da buon fiorentino, definisce “gli utili tsiprioti”…

Referendum ‘si’, referendum ‘no’, ma da ieri anche referendum ‘forse’. Come legge la vicenda? 

«Come ho dichiarato al Fatto Quotidiano di domenica, leggo la vicenda greca come il risultato di un eccesso di tattica in un totale difetto di strategia, di visione di lungo periodo, perché il referendum sarebbe stato fatto su proposte già ritirate da parte dei creditori. Quindi, rimarrebbe il valore tattico ma se il referendum non si fa, indubbiamente la situazione di Tsipras è, come dire, compromessa perché perde tutto il vantaggio tattico acquisito. Ma anche questo era facilmente prevedibile perché i creditori avevano un unico modo per disinnescare la ‘mina’ Tsipras ed era venirgli un po’ incontro per poi lasciarlo nel tegame della Grecia, mettendogli sopra il coperchio dell’euro e cucinandolo a fuoco lento»

Se la consultazione popolare fosse annullata Tsipras come ne uscirebbe?

«Purtroppo, comincio a temere che lo scenario che prefiguravo a febbraio si avvererà, cioè Tsipras cederà e questo sarà una catastrofe soprattutto per noi, non dal punto di vista economico ma dal punto di vista politico».

Perché?

«Perché un’acquiescenza di Tsipras nei confronti di Bruxelles darà fiato a tutti quelli che dicono: vedi quanto è bello l’euro? La Grecia se lo vuole tenere nonostante sia in crisi. E questa, a mio avviso, è la grande sconfitta politica sia di chi diceva come Tsipras, di volere un’altra Europa, sia di chi in Italia sosteneva ‘Un’altra Europa per Tsipras’. In quest’ultimo caso, ho definito i sostenitori italiani ‘utili tsiprioti’ perché sostanzialmente sono stati ‘sudditi’ inconsapevoli del progetto europeo. Il problema è quello che con molta coerenza sta mettendo sul tavolo Schauble, cioè che dentro l’euro ci deve essere austerità che è l’unico metodo di aggiustamento in casi di squilibri macroeconomici e di crisi. E allora Tsipras si è intrappolato nella sua menzogna che era quella anche di un grande pezzo della sinistra italiana, cioè dire che si può fare un euro dove non c’è austerità. Così non è. L’unico in Italia che ha capito e dichiarato questa cosa è Stefano Fassina, ma qui c’è un problema…».

Quale?

«Fassina ha fatto un atto di coraggio uscendo dal Pd ma fuori dal Pd ci sono solo “utili tsiprioti”. A questo punto, una sconfitta di Tsipras purtroppo indebolirebbe politicamente l’unico esponente della sinistra italiana che era disposto ad avviare una riflessione serena sul tema dell’insostenibilità dell’euro; tema che per un economista è assolutamente scontato mentre per un politico diventa atto di coraggio riconoscerlo; soprattutto se viene dalla parte che dell’euro ha fatto una bandiera»

Se vince il sì che succede?

«Mentre la Merkel e Schauble hanno detto la verità e cioè che il referendum è sull’euro; Tipras ha detto una mezza balla affermando che il referendum è sull’austerità, non riconoscendo il legame tra euro e austerità. E siccome lui si è fatto eleggere su un programma di lotta all’austerità, se il popolo greco gli dice di sì, o Tsipras fa l’italiano oppure si dimette. Aggiungo che i fini politologi progressisti, hanno molto apprezzato il fatto che Tsipras abbia sempre proposto l’euro come un valore positivo, cioè qualcosa da mantenere cambiandolo, migliorandolo. Ora, a parte che questo oggettivamente è impossibile, a sinistra c’è un equivoco ed è sostenere che l’euro è contro il nazionalismo. In realtà, il vero nazionalismo è dire a un greco tu devi avere l’euro perché non sei un cittadino di serie B; quindi fare una scelta economica su base emotiva, di revanscismo nazionalista: ovvero, noi non siamo da meno dei tedeschi, quando la scelta è nazionale ma non razionale»

Se vince il no che succede?

«Succede una cosa molto greca: hic Rhodus, hic salta. Come l’atleta che a Rodi aveva fatto un salto enorme, in questo caso sarebbe il salto nel vuoto della Dracma. Tsipras si è detto pronto a fare qualsiasi cosa, ma se i greci dicono no, deve fare il salto fuori dall’euro, perché se lui rifiuta di tagliare tutto il tagliabile sostanzialmente cosa fa?».

Lo spieghi lei.

«Non raccoglie, tartassando il suo popolo, le risorse per pagare i creditori esteri e questi gli chiudono i rubinetti, fanno una telefonatina a Draghi e il giorno dopo deve capire che se in Grecia non ci sono più euro, deve mettere altro, che si chiami Giuseppe, Antonio o Dracma che poi dovrà gestire. Io, però, non credo vinca il no»

Per quale motivo?

«I segnali che ho sono molto contraddittori. Intanto, si è scatenata la solita ovvia campagna di terrorismo mediatico; già il fatto che Draghi abbia fortemente ristretto la liquidità è cosa che da statuto deve fare ma è anche un segnale politico; l’elettorato tedesco è stato influenzato da Juncker e dai giornali di cordate private non necessariamente greche, che dicono che si si esce non c’è più cibo. La realtà è che qui sono in gioco due cose».

Quali?

«Di fronte a messaggi intimidatori, noi ci aspetteremmo che un popolo reagisca con orgoglio, ma sottovalutiamo un aspetto: per i greci entrare e stare nell’euro è tuttora motivo di orgoglio. L’altra cosa è che potrebbe anche non funzionare così e a quel punto, si torna alla casella di partenza con Tsipras costretto dal referendum a rinnegare il proprio programma anti-austerità e quindi o fa l’Andreotti e resta in sella oppure no».

In caso di dimissioni di Tsipras, c’è il rischio di un governo tecnico ad Atene 'nominato' da Bruxelles?

«Questa è la prassi. Non voglio fare paragoni del tutto inappropriati ma con Berlusconi è stato fatto così. Aggiungo che non voglio fare di Berlusconi un martire, ma c’è una questione di metodo che la sinistra ha colpevolmente ignorato. Questo lo dico e va sempre ricordato, perché la priorità è capire che siamo in un’unione di Paesi di fatto governata da un burocrate abilissimo e molto intelligente come Draghi, ma che non è stato eletto da nessuno e ha potere di ‘ricatto’ sui governi eletti democraticamente, dal momento che toglie loro i soldi. Per far capire meglio: Draghi è il papà che toglie ai figli la paghetta. Questo, oggi, sta tanto bene agli ex-marxisti ma a me per niente, anche se cominciano ad esserci tardivi ripensamenti. Il vero problema è chi viene al posto di Tsipras se si dimette, e qui ci sono diverse letture: c’è quella di un governo tecnico che potrebbe recuperare tutte le cariatidi della politica greca dal Pasoc a Neo Democrazia, per i quali la sconfitta diventa una vittoria. Poi c’è la lettura che porta ad Alba Dorada, quindi a uno scenario di tipo cileno. D’altra parte, il progetto europeo ha le proprie fondamenta ideologiche nel pensiero di Hayec che è stato anche un ideologo del regime di Pinochet e l’idea che si vada verso una dittatura o un regime autoritario fortemente di destra, possibilmente controllato dagli Usa così la Grecia resta nella Nato, è uno dei tanti scenari possibili».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]