L’Unità #cambiaverso verso il renzismo? Sarà un'avventura

01 luglio 2015, Americo Mascarucci
L’Unità #cambiaverso verso il renzismo? Sarà un'avventura
Oltre 140mila copie nel giorno dell’esordio. Sono incoraggianti i dati di vendita de L’Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci, che torna in edicola dopo un lungo periodo di assenza. 

I dati di vendita del primo numero della rinascita sono stati comunicati dal direttore Erasmo d’Angelis, dal tesoriere del Partito Democratico Francesco Bonifazi e dall’amministratore delegato di Unità srl Guido Stefanelli. Nel nuovo assetto societario, l'80% è di proprietà della Piesse, il restante 20% della Fondazione Eyu (Europa YouDem-Unità che fa capo al Pd). L’Unità mancava dalle edicole da circa un anno in seguito al fallimento del precedente gruppo editoriale. 

A dire il vero sono anni che lo storico quotidiano della sinistra italiana va avanti fra alti e bassi, fra momenti di ripresa e di profonda crisi. Fondato nel 1924 da Antonio Gramsci è stato per anni l’organo di riferimento del Partito Comunista Italiano e in questo ruolo ha praticamente raccontato cinquant’anni di storia italiana. Una storia vista da sinistra certo, una storia di parte, ma che comunque la si pensi ha contribuito a segnare la memoria di fatti ed avvenimenti che hanno caratterizzato l’Italia repubblicana. Come ad esempio gli ‘anni di piombo’, con il giornale schierato in prima linea contro le Brigate Rosse e a sostegno della linea della fermezza all’epoca del sequestro di Aldo Moro, contrario a qualsiasi possibile legittimazione del terrorismo brigatista. 

Una linea portata avanti in accordo con il partito e con gli inevitabili dissensi in seno alla redazione, nella convinzione che non fosse possibile alcuna commistione fra la storia della sinistra e i fautori della lotta armata, in base al principio democratico che il sistema si dovesse abbattere solo ed esclusivamente attraverso la soluzione politica, non con il ricorso alla violenza. 

L’Unità ha poi sofferto e non poco la svolta della Bolognina, la scissione di Rifondazione Comunista, la nascita del Partito Democratico della Sinistra, il sogno del governo a portata di mano sfumato nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, il grande nemico contro cui il quotidiano allora diretto da Walter Veltroni fu in prima linea nel portare in piazza un milione di lavoratori per bloccare la riforma delle pensioni dell’allora ministro Lamberto Dini. 

Poi nel 1996 la vittoria dell’Ulivo e la prima vera esperienza degli ex comunisti al governo, la lotta di potere fra D’Alema e Veltroni per il controllo del partito, la caduta di Prodi ad opera di Rifondazione, l’esperienza di governo del primo comunista a Palazzo Chigi, D’Alema per l’appunto con la benedizione e il supporto di Francesco Cossiga.  

Intanto il giornale dopo la direzione di Veltroni diventato vicepremier con Prodi e la svolta delle videocassette (i film allegati al quotidiano), aveva aperto le porte ai privati perché il partito non era più nelle condizioni di sostenere economicamente la baracca; soprattutto erano crollate le vendite perché, lo storico giornale di opposizione alla Democrazia Cristiana prima, al craxismo poi, e al berlusconismo in ultimo, era diventato un quotidiano di governo e si era perso per strada gran parte dello storico pubblico indirizzatosi verso altri palcoscenici più liberi da condizionamenti di vertice come Repubblica e il Manifesto. 

Da quel momento è un alternarsi di aperture e chiusure, di editori che si succedono alla proprietà, di edizioni sospese e riprese a singhiozzo, di stipendi dimezzati o congelati per non far fallire le società, di direttori che vanno e vengono e che faticano molto per tenere una linea politica chiara e coerente costretti a barcamenarsi fra le varie correnti dei Ds prima e del Pd in seguito, dalemiani, veltroniani, fassiniani, bersaniani, cofferatiani e chi più ne ha ne metta. 

Ora questa nuova avventura che parte all’insegna della tradizione, ma non troppo. Perché il 20% del Pd non può non pesare sul futuro di un quotidiano che il premier Matteo Renzi si è vantato apertamente di aver riportato in edicola con un grande sforzo da parte del partito. Un giornale di sinistra che torna nelle edicole proprio nel momento in cui i vari Civati, Fassina, Mineo, Cofferati sbattono la porta denunciando la deriva di destra renziana. 

Sempre Renzi ha escluso qualsiasi possibile condizionamento della linea editoriale del quotidiano che dovrà restare una voce libera, ma sarà davvero così? Ad ogni modo buon lavoro ai colleghi dell’Unità perché, si può condividere o non condividere l’impostazione politica di un giornale, ma fino a quando in edicola o via web si potranno acquistare e leggere opinioni divergenti ed opposte, quello sarà il segno evidente che la democrazia è davvero solida. Del resto la civiltà di un paese non si misura anche e soprattutto dalla qualità del pluralismo informativo?
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