Il primo trimestre per l’Istat, famiglie con più potere d’acquisto e deficit giù

01 luglio 2016 ore 10:08, Luca Lippi
Meno tasse, deficit in calo e potere d'acquisto in aumento grazie alla dinamica inflattiva in continua discesa (leggi deflazione). I dati trimestrali diffusi oggi dall'Istat mostrano un Paese che prova a rialzarsi dalle secche delle crisi: certo si tratta di rilevazioni relative al periodo gennaio-marzo, quando ancora la fiducia dei consumatori era in salita e l'ipotesi Brexit sembrava solo fantascienza, ma nei primi tre mesi dell'anno il deficit italiano è calato al 4,7% del Pil in "miglioramento" di 0,5 punti percentuali su base annua. 
Confrontando il dato con l’indice dei prezzi, sempre secondo l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per la collettività ha registrato un aumento dell’0,1% su base mensile e una diminuzione su base annuale dello 0,4% (a maggio è stato rilevato un dato negativo dello 0,3%).
A pesare è il settore energetico che “trattiene” il Paese in deflazione vanificando ogni sforzo anche solo semplicemente per far ripartire l’inflazione, obiettivo che sta rivelandosi assai più complicato nonostante l’impiego di politica monetaria messa in campo dalla Bce.

Il primo trimestre per l’Istat, famiglie con più potere d’acquisto e deficit giù

Dalla nota si legge: “La persistenza delle dinamiche deflazionistiche è in gran parte riconducibile all’ampio calo dei prezzi del beni energetici (-7,5% rispetto al giugno 2015), sebbene meno intenso rispetto a quanto registrato nel mese scorso”. 
Al netto di questi dati l’inflazione, anche se in lieve ridimensionamento, resta positiva e pari al +0,4% (era +0,5% in maggio). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano invece dello 0,1% sia su base mensile sia su base annua (a maggio la variazione era nulla). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,3% in termini congiunturali e diminuiscono dello 0,3% in termini tendenziali (era -0,6% il mese precedente). 
La coldiretti da parte sua sottolinea e allarma sul forte calo dei prezzi nelle campagne italiane, dal -18 % per il grano duro al -19 % dei cetrioli fino al - 24% per il latte. “Se sullo scaffale per i consumatori i prezzi degli alimentari e delle bevande sono addirittura aumentati dello 0,2%, nelle campagne la situazione è drammatica con il crollo delle quotazioni su livelli insostenibili. Le condizioni climatiche bizzarre che hanno sconvolto i calendari di maturazioni di frutta e ortaggi ma anche gli accordi preferenziali per l`ingresso sottocosto e le distorsioni dal campo allo scaffale che fanno lievitare i prezzi sono alcune delle motivazioni”.
Le associazioni dei consumatori fanno comunque notare che l’incedere esiziale dei dati è una situazione piuttosto preoccupante, denota stagnazione e vanifica ogni sforzo produttivo creando magazzino destinato a deprezzarsi quando (addirittura) non si trasforma in una perdita netta per il deterioramento di alcune merci.
Dice Massimiliano Dona, segretario dell'Unione nazionale consumatori: “Le famiglie sono ancora in crisi. I consumi che sembravano essere ripartiti, anche se con il contagocce, sono nuovamente fermi, mentre la ripresa del potere d'acquisto dipende solo dalla riduzione dei prezzi, ossia dal fatto che a febbraio e marzo 2016 l'Italia è ricaduta nella deflazione”.
La deflazione in qualche modo consolida il potere di acquisto, tuttavia i timori e l’incertezza per le dinamiche reddituali future procura nei consumatori l’esigenza di tesaurizzare tenendo ferma la dinamica di circolazione del denaro che sclerotizza la crescita.

autore / Luca Lippi
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