Yara, il giorno del giudizio per Bossetti. La Corte verso il verdetto

01 luglio 2016 ore 10:25, Lucia Bigozzi
E’ il giorno della sentenza. Quello più lungo, sia per l’imputato che per la famiglia della vittima. I giudici devono decidere sul delitto di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate di Sopra trovata morta, a tre mesi dalla sua scomparsa (26 novembre 2010), in un campo di Chignolo d'Isola, in provincia di Bergamo.

Yara, il giorno del giudizio per Bossetti. La Corte verso il verdetto
Oggi infatti si conclude il tour de force del processo – in tutto 44 udienze – davanti ai giudici della Corte d'Assise. Un solo uomo alla sbarra con l’accusa di essere il killer di Yara
: Massimo Bossetti, 45 anni, accusato di omicidio pluriaggravato e al quale, secondo l’accusa, appartengono alcune tracce di Dna ritrovate sugli indumenti della ragazzina. Il pm ha chiesto per lui l'ergastolo. Lui si è sempre dichiarato innocente e oggi proprio davanti ai giudici ha tenuto la sua ultima autodifesa, poi i giudici si sono riuniti in camera di consiglio per decidere la sentenza ed emettere il verdetto, atteso in giornata. E’ il 26 novembre 2010: Yara Gambirasio, tredici anni scompare nel nulla. Secondo la ricostruzione processuale, alle 18.44 la ragazzina lascia la palestra del Centro sportivo di Brembate. I genitori sono a casa e l'aspettano, l’abitazione della famiglia Gambirasio è vicina alla palestra. Alle 18.47, il suo telefono portatile risulta agganciato alla cella di Mapello, a tre chilometri da Brembate. Poi il segnale scompare. I genitori denunciano la scomparsa della figlia e scattano le indagini. Il 15 dicembre, dieci giorni dopo la scomparsa di Yara, le forze dell’ordine fermano un operaio originario del Marocco che sta rientrando a Tangeri a bordo di una nave. L’uomo è sospettato in seguito a un’intercettazione ambientale, ma successivamente viene scagionato. 

Il 26 febbraio 2011 viene ritrovato il corpo della tredicenne sul quale vengono rinvenute numerose coltellate, abbandonato in un campo a Chignolo d'Isola, località a circa dieci chilometri da Brembate di Sopra. L'autopsia stabilirà sucessivamente che sulla ragazzina non fu compiuta nessuna violenza sessuale ma che la morte fu provocata dalle sevizie subìte e anche per le temperature invernali.  Oggi l’epilogo con la sentenza della Corte di Assise 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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