Primo maggio. Proposta: festa del lavoro non dei lavoratori

01 maggio 2014 ore 10:48, Americo Mascarucci
Primo maggio. Proposta: festa del lavoro non dei lavoratori
Il primo maggio, festa del lavoro o dei lavoratori? La domanda non è peregrina se si considera che saranno molti quelli che il giorno di festa lo trascorreranno lavorando
; mentre quelli che un lavoro non ce l’hanno non avranno di che festeggiare. Il rischio concreto è che la ricorrenza la celebrino esclusivamente i dipendenti pubblici, visto che quelli del settore privato si guarderanno bene dal dire di no al proprio datore di lavoro, che per aumentare la produttività deciderà di tenere aperta l’attività commerciale. Prendete i lavoratori della grande distribuzione! La maggior parte di loro, non soltanto non trova disdicevole disertare la festa, ma è ben lieta di lavorare e tenersi stretto un posto di lavoro conquistato a fatica, magari pure precario, ma che nessuno può permettersi il lusso di perdere. Diciamola tutta, il primo maggio, ormai da anni, si è trasformato in una sorta di festival della retorica, ripetitivo, prevedibile e sempre uguale a se stesso. I sindacati confederali, Cgil, Cisl, Uil si riuniscono al mattino per tenere il comizio e ripetere le stesse identiche cose che il giorno prima, la settimana prima, il mese prima, hanno ripetuto davanti alle telecamere dei telegiornali o in qualche salotto televisivo. Quando all’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani fu chiesto che senso avesse celebrare il primo maggio nel momento in cui la disoccupazione aumentava vertiginosamente, le fabbriche chiudevano i battenti e i lavoratori stavano tutti in cassa integrazione nella migliore delle ipotesi o a spasso nella peggiore, questi rispose che a maggior ragione era necessario festeggiare la ricorrenza, per invocare il diritto al lavoro che non c’era. E così, anno dopo anno, ecco che il repertorio è sempre lo stesso, con le scontate critiche al governo di turno che non fa nulla per incentivare l’occupazione e quel che fa è poco sufficiente o sbagliato. Apre la Uil in sottotono, poi segue la Cisl in tono medio e conclude la Cgil sparando ad alzo zero contro la politica. L’Ugl e i sindacati autonomi di norma si riuniscono separatamente per differenziarsi dai confederati, ma anche lì il copione è pressappoco identico. Intendiamoci, i sindacati fanno il loro mestiere ed è giusto che abbiano voce in capitolo, il problema è che con la crisi che c’è in giro la gente è stufa di ascoltare la retorica sul lavoro e considera anche le organizzazioni sindacali, al pari della classe politica, da buttare al macero. Spiace dirlo ma è esattamente così. E quando qualche sindacato ha protestato per l’apertura delle attività commerciali il primo maggio, sono stati pochi i lavoratori che hanno applaudito. Perché quando il lavoro non c’è, le persone pur di portare a casa il pane, sono disponibili pure a lavorare il primo maggio, a pasqua, a natale, a capodanno e finanche a ferragosto con 40 gradi all’ombra. Poi c’è il tradizionale concerto, anche questo ormai banale e sempre uguale. Più che il concerto dei lavoratori è diventato il concerto dei centri sociali, dove la musica di qualità cede ogni anno di più la scena a gruppi musicali dell’estremismo di sinistra. E così fra un inno alla cannabis, uno slogan per la Palestina libera, un lancio di preservativi ed un bacio gay, ci scappa pure una bella esibizione blasfema, tanto per ridicolizzare il Vaticano e il Vicario del papa per la città di Roma che ha le finestre che affacciano proprio in piazza San Giovanni. Poi certo, un anno si è esibito anche il grande Morricone con un repertorio delle colonne sonore dei film più famosi, ma bastava guardare le facce della gente ammassata in piazza per capire quanto non vedessero l’ora che l’esimio compositore tagliasse la corda. Scherzi a parte, ha più senso parlare di festa del lavoro o dei lavoratori? Il lavoro non c’è, i lavoratori ci sono, sempre meno numerosi ma ci sono, e molti di questi il primo maggio come detto lo passano a lavorare, perché finché c’è lavoro c’è speranza. Meglio stare alla cassa del supermercato che in piazza San Giovanni. E allora?
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