Expo, Di Stefano (CasaPound): "I centri sociali? Troppo global per essere credibili"

01 maggio 2015, Adriano Scianca
Expo, Di Stefano (CasaPound): 'I centri sociali? Troppo global per essere credibili'
“I No Expo? È un gioco delle parti, loro sono i primi fautori della globalizzazione”. Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound Italia, commenta così le manifestazioni contro l’evento milanese. Eppure l’Expo non piace neanche a lui: “È una manifestazione – dice a IntelligoNews – dominata dalle stesse logiche che stanno facendo fallire l’Italia: un mercatismo esasperato, il dominio delle multinazionali e del libero mercato etc”. E aggiunge: “Chissà se fra ’70 anni le strutture create per l’Expo saranno tutte ancora belle e funzionanti come quelle create dal fascismo per l’Expo del ’42 che poi non si fece…”. 

Di Stefano, cosa significa celebrare il primo maggio oggi? 

«Se volessimo usare una frase fatta potremmo dire che è la festa del lavoro… che non c’è. Penso al caso umbro, con una regione in de-industrializzazione pesante, con le acciaierie in dismissione e ormai dal destino segnato, come del resto accade per tutta la siderurgia italiana, da Piombino a Taranto. Altro che festeggiare, ci sarebbe da listare le bandiere a lutto». 

I lavoratori scendono in piazza per festeggiare il primo maggio, i “No Expo” per attaccare la manifestazione milanese… 

«L’Expo è una manifestazione dominata dalle stesse logiche che stanno facendo fallire l’Italia: un mercatismo esasperato, il dominio delle multinazionali e del libero mercato etc. Ovviamente è un evento italiano e un patriota non può che augurarsi che vada nel migliore dei modi, ma viste le premesse dubito che andrà così. In ogni caso sarebbe bello se fra ’70 anni le strutture create per l’Expo fossero tutte ancora belle e funzionanti come quelle create dal fascismo per l’Expo del ’42 che poi non si fece per via della guerra. Ma non sarà così, perché oggi tutto è posticcio, come l’economia stessa della nazione». 

Sarà una manifestazione dedicata al cibo, ma in cui sarà possibile mangiare coccodrillo dello Zaire e non porceddu sardo. Non è un paradosso? 

«Il coccodrillo viene tollerato perché è una tradizione di chissà dove, le nostre invece, come al solito, sono le uniche a essere discriminate. Del resto credo che occorra distinguere fra le tradizioni reali, quelle in cui il cibo è preparato in un certo modo, dalla produzione industriale di massa di stampo americano con i lager per mucche o maiali. Purtroppo l’Expo si fa veicolo di questo tipo di alimentazione». 

Hanno ragione i “No Expo” allora? 

«No, sono i soliti centri sociali: fanno la loro finta guerriglia, rovesciano due cassonetti e danno fuoco a quattro macchine e sono contenti. Mi sembra proprio ciò che vogliono gli organizzatori, è un gioco delle parti. La lotta deve essere politica, bisogna contrastare il modello dominante con le idee. No Euro, basta mercato aperto, produzione nazionale: queste sono le vere logiche di contrasto. I centri sociali sono i primi fautori della globalizzazione, vogliono riempirci di schiavi importati dall’Africa che lavorino a 50 euro al mese, di prosciutti malsani prodotti in Romania. Loro non possono contrastare la globalizzazione: loro sono la globalizzazione».
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