D’Alema e Alfano a Villa Taverna: bevono ma non brindano

01 marzo 2013 ore 15:55, Lucia Bigozzi
D’Alema e Alfano a Villa Taverna: bevono ma non brindano
Prove tecniche di grandi intese nel menù politico a Villa Taverna. Primo abboccamento tra Alfano e D’Alema. Sul piatto non c’è il governissimo, bensì un esecutivo Pd-Pdl-Monti a una condizione: passo indietro di Berlusconi e Bersani con premier un ‘esterno’ gradito a entrambi. Il tutto con la ‘benedizione’ di Napolitano. Durata: a tempo, massimo un anno.
Situazione politica in stallo, scenari aperti. Bersani insiste con Grillo ma l’accordo non ci sarà se non a caro prezzo per il leader Pd. Il partito è spaccato: ufficialmente la nomenclatura continua a sponsorizzare il tentativo di accordo col capo dei Cinquestelle, ma in molti ritengono che niente di concreto potrà uscire fuori. E non a caso, nelle prime file piddine, c’è chi comincia a indicare altre vie. E qui i ragionamenti si divaricano. Primo: se si batte su Grillo, allora Bersani deve essere anche pronto a fare un passo indietro per individuare un premier gradito alla forza politica che ha la maggioranza relativa al Senato e a quella che è uscita dalle urne come primo partito in Italia. Due: tentare la carta Pdl-Monti. Non un governissimo perché per il Pd significherebbe consegnarsi armi e bagagli (cioè gruppo dirigente e base elettorale) a Grillo; bensì un esecutivo di transizione e dunque a tempo, in grado di lavorare a poche ma necessarie riforme per il paese. In questo caso l’obiettivo è duplice: il Pd non getta la spugna e salva la faccia (voti compresi), ma soprattutto l’operazione consentirebbe di ‘svuotare’ di contenuti l’agenda Grillo. Se infatti si arrivasse a un’intesa Pd-Pdl-Monti, con la lista del Prof – Scelta Civica – a fare da cerniera, è chiaro che i primi punti da portare in parlamento sarebbero gli stessi sui quali Grillo ha vinto le elezioni: costi della politica, abolizione del finanziamento ai partiti, riforma delle istituzioni, welfare (vedi ammortizzatori sociali) e poche ma decise azioni sul versante della ripresa. Di questo avrebbero parlato Alfano e D’Alema nel primo faccia a faccia informale, complice la colazione a Villa Taverna con l’ospite d’onore Johnn Kerry, segretario di Stato americano. Un primo abboccamento per studiarsi e vedere se e come capirsi. Davanti a una tazzina di caffè – riferiscono fonti bene informate – D’Alema avrebbe chiarito subito un fatto: il Pd è contrario alla grande coalizione. Disponibile, invece, ad offrire al Pdl una delle due Camere (Senato). Da parte sua, il Pdl per ora sta alla finestra ma segnali di disponibilità a collaborare sono già evidenti. Lo scenario più verosimile per intavolare un percorso comune resterebbe quello di un’intesa a tre (Pd-Pdl-Scelta Civica). Il passo avanti, potrebbe essere il passo indietro di Berlusconi e Bersani con l’individuazione di un premier gradito alle tre forze della nuova ‘strana’ maggioranza. Non necessariamente un politico, magari il profilo di un tecno-banchiere (Saccomanni o Visco, Bankitalia). E se proprio dovesse essere un politico, la convergenza si potrebbe testare su un uomo di garanzia istituzionale, magari Giuliano Amato. Schema che incrocerebbe i desiderata del Colle che segue l’attuale stallo con una certa apprensione. Del resto, Napolitano si è portato avanti: ha stoppato subito le perplessità dei partner europei sulla situazione italiana con una frase eloquente: nessun problema di stabilità. L’Italia ha un governo e un premier, Mario Monti. Sarà questa, alla fine, la terza via?
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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