Teofili (Arché): "Favole gay? Propaganda pura. Ripartire dal sensibilizzare le famiglie. Basta anatemi"

01 marzo 2014 ore 10:33, Marta Moriconi
Teofili (Arché): 'Favole gay? Propaganda pura. Ripartire dal sensibilizzare le famiglie. Basta anatemi'
IntelligoNews
ha chiesto a Luca Teofili, presidente dell'associazione Archè - formata da un gruppo di fedeli per lo più laici che propongono di offrire un percorso formativo e di approfondimento su alcuni grandi temi (etici, sociali, del mondo della comunicazione e anche scientifici) - un commento sulle ultime polemiche sulle favole gay distribuite ai bambini nelle scuole: “E’ propaganda pura”. L’importante, ha affermato ancora Teofili, è “sensibilizzare le famiglie. Molti genitori non seguono l’attualità, e questo è il primo passo da fare”.   L'iniziativa di distribuire favole gay ai bambini contro l’omofobia è di Camilla Seibezzi, la delegata del sindaco di Venezia. In queste ore gira un video dove si può vedere la reazione della consigliera nei confronti di un gruppo di genitori che protestavano contro questa decisione. Sono volate parole grosse come si può vedere nel video. Cosa ne pensa? «La consigliera ha dato del fascista a chi stava sottolineando, legittimamente, che l’educazione dei figli spetta a madre e padre. Non decide certo lei cosa dire ai figli, ma la sua reazione è stata spropositata, come si può vedere. Ha iniziato a dare del fascista a questo padre alzando i toni. E dare del fascista a qualcuno è il modo più facile per squalificarlo, appiccicando così un’etichetta ed evitando il confronto. Siamo nel 2014 e queste persone ragionano ancora con gli schemi degli anni ’70. Mi fa pensare, usano riferimenti vecchissimi e parlano di modernità…». Cosa pensate delle favole gay? «Prima di tutto rispediamo al mittente l’offesa di cui stavamo parlando. Poi dico una cosa, che forse pochi sanno: prima abbiamo scoperto che l’Unar ha mandato i famosi opuscoli da distribuire nelle scuole per mostrare la normalità della scelta del genere, subito dopo siamo venuti a conoscenza che il Ministero non ne sapeva nulla. Cioè la distribuzione di queste fiabe sarebbe avvenuta a loro insaputa. Se fosse vero sarebbe allucinante. E’ propaganda pura senza passare per le vie legali». A livello culturale quali tipo di battaglie affrontate? «Noi crediamo che in questo momento sia importante sensibilizzare le famiglie. Molti genitori non seguono l’attualità, e questo è il primo passo: avvertirli e informarli. Il caso di questo consigliere comunale del Veneto è emblematico, ci sono stati genitori che protestavano contro l’imposizione dall’alto, da regime, che c’è stata su questo tema, che finalmente sono scesi in campo. Se è vero che ci sono Giovanardi, Roccella, De Palo, Meloni e altri che si muovono per questi valori, è anche vero che sono mosche bianche nell’agone politico. Serve una spinta dal basso». Quale approccio con i giovani? «Va cambiato l’approccio con loro. Abbiamo condiviso la vignetta della Manif Pour Tous l’altro giorno, quella dove c’erano due uomini e una bambina. Lei diceva “mammina” e un padre rifletteva: “Non vuole aprirsi alla modernità”. Ecco è proprio questo il senso: con i giovani occorre essere bravi, non vanno usati toni da apocalisse. Questi toni danno fastidio a noi cattolici, figurarsi se vogliamo convincere della bontà dei nostri pensieri altri. Va fatto un ragionamento alla Chesterton. Non serve a niente lanciare anatemi. E poi è il punto finale di un processo». Quanto è forte oggi la cristianofobia? «Riprendendo il magistero di Benedetto XVI i nemici dell’uomo sono due: il lacismo (la ragione senza fede) e il fondamentalismo (la fede senza ragione). La persecuzione dei cristiani avviene da parte del laicismo in Europa e in America dove, per esempio, diventerà illegale dire che l’unico forma di matrimonio possibile è quella tra uomo e donna. Dall’altra ci sono gli altri Paesi sparsi nel mondo, che sappiamo non riconoscono il cristianesimo e perseguitano con violenza i fedeli della Chiesa Cattolica». Avete iniziative in cantiere? «L’8 marzo verrà il professore Armando Fumagalli dell’Università Cattolica a parlare con noi di cinema e televisione. L’evento è intitolato: “Cosa ti sei messo in testa? Tendenze, modelli e idoli della generazione 2.0”. Sarà una giornata dedicata alla riflessione sui modelli antropologici proposti dai media sia in negativo che in positivo. Perché esiste l’opportunità per i cattolici di proporre modelli accattivanti per i giovani, e qui i cattolici sono indietro. Ci sarà autocritica e proposta. Poi ci sarà un altro incontro sulle ragioni della vita. Saranno riflessioni sull’aborto, sulla fecondazione e sull’eugenetica. Con la partecipazione di Giuseppe Noia, cercheremo di parlare di nuove tecniche per comunicare la bellezza della vita. Perché bisogna uscire dalle maledizioni, dalle immagini degli embrioni sanguinolenti, per trovare nuove strategie comunicative». 
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