Le parole della settimane. Milano fa rima con acqua

01 marzo 2014 ore 10:31, Paolo Pivetti
Le parole della settimane. Milano fa rima con acqua
Acqua, parola d’attualità tra le parole di questa settimana, anche se forse nessuno se n’è accorto. L’argomento riguarda drammaticamente Milano,
per vocazione “città d’acque”. Milano, nata dov’è nata perché si trova all’incrocio tra le grandi vie di comunicazione nord - sud e la linea est - ovest delle risorgive. Sin dai tempi dei Galli Ìnsubri e del loro capo Belloveso, mitico fondatore del primo insediamento della città secondo Tito Livio, le risorgive fornivano al territorio quella ricchezza incommensurabile che è l’acqua. Milano dunque città d’acque, coi suoi Navigli, incominciati dai Romani con lo scavo della Vettabbia, quando Mediolanum era una delle capitali dell’Impero. I Navigli furono poi completati negli anni gloriosi del Medio Evo, quando la Milano comunale trasformò i fossi che erano serviti da fortificazione contro il Barbarossa in una cintura d’acque che girava tutto intono alla città in un cerchio completo. E poi furono collegati col Ticino attraverso grandi opere di canalizzazione, che sarebbero divenute l’arteria pulsante dei traffici di Milano con il suo territorio. Persino la costruzione del Duomo, iniziata proprio in quegli anni, non sarebbe stata possibile senza i Navigli, lungo i quali si trasportava il marmo di Candoglia, partendo dall’alto Lago Maggiore, giù giù fino al porto d’arrivo nella Darsena di Porta Ticinese, che ancora a metà dell’Ottocento era il terzo porto interno d’Europa per traffico di merci. Milano, per vocazione città d’acque, vide cancellare a poco a poco i suoi Navigli, divenuti un ostacolo  per la frenesia automobilistica: prima negli anni del  Fascismo, poi, in democrazia, dai sindaci socialisti. Poi finalmente sembrò che tutto cambiasse quando Milano si è aggiudicata l’Expo anche grazie al progetto di far rivivere i Navigli con la creazione di un nuovo canale che da nord, cioè dal Canale Villoresi, attraversata la zona dell’Expo, scendesse giù verso la città, fino alla Darsena, ora ridotta a un’immensa palude marcescente, per ridarle vita. Ebbene, Milano, città d’acque, ha deciso che no, l’acqua non la vuole. Il Comune ha rinunciato al progetto che si era impegnato a realizzare quando ha ottenuto l’Expo; ma il sindaco nel frattempo è cambiato: allora si chiamava Moratti, oggi si chiama Pisapia. Il quale, con un rammarico tutto di circostanza, si è inchinato al volere dei soliti comitati “ambientalisti”, dei No Canal, dei No Expo, dei “no tutto”. Le ragioni degli ambientalisti di oggi sono le stesse degli asfaltatori di ieri: un corso d’acqua è visto come “invasivo per l’ambiente”: un “disturbo”, non un arricchimento del paesaggio. Conclusione: niente canali a Milano, niente nuovo Naviglio, niente fiore all’occhiello dell’Expo. Niente acqua.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]