Che succede in Cina? Manifatturiero cala ed è la loro arte

01 marzo 2016 ore 13:34, Luca Lippi
La manifattura cinese cede per il il settimo mese di fila e a febbraio scivola a 49,dal 49,4 di gennaio, attestandosi ai livelli più bassi da novembre 2011.L'indice rilevato evidenzia, anche con la peculiarità del mese che include la lunga festività del capodanno lunare, le difficoltà della seconda economia al mondo a tornare su un ciclo espansivo (sotto 50 è indice di contrazione. Segnali concordanti sul profilo negativo della congiuntura giungono anche dall'indice Pmi Caixin/Markit sceso a febbraio ai minimi degli ultimi 5 mesi.
Questa è la cronaca, il dato; ma quanto è importante per l’economia globale e soprattutto come possiamo determinare quanto sia grave la flessione del manifatturiero in una economia dove il manifatturiero è nella “vulgata” la punta di diamante?

Che succede in Cina? Manifatturiero cala ed è la loro arte
È bene fare chiarezza perché si sta generando una sorta di preoccupazione del tutto ingiustificata. La Cina è la seconda economia mondiale per importanza, tuttavia rimane ancora oggi opaca e poco compresa. 
Quello che accade all’interno del mondo cinese è assai vago e ancora non del tutto alla luce del sole, molti economisti continuano a dire che il crollo della Borsa cinese, progressivo e confermato nelle ore passate, è determinato dai dati macro che non sono falsi in assoluto (calo superiore al previsto nel settore manifatturiero e più in generale alla situazione difficile che sta attraversando l’economia del paese) ma è falso per una questione di matematica pura. Il valore totale di tutte le azioni scambiate è circa un terzo del PIL del paese, mentre nei paesi sviluppati è di solito pari al 100% o anche di più, quindi la Borsa cinese ha un andamento del tutto anomalo rispetto a quello delle Borse occidentali e risente (o riverbera) le variazioni macro con un’incidenza ridotta o addirittura nulla rispetto a quello che potrebbe accadere alle Borse di economie più avanzate.
Riguardo le notizie che ci giungono sul dato del manifatturiero cinese, è vero che la Cina è un paese esportatore di prodotti a basso costo, ma per sapere se questo è davvero il motore trainante della sua crescita, dobbiamo sottrarre dai guadagni che derivano dalle esportazioni le spese per importare in Cina materie prime e prodotti intermedi necessari a creare il prodotto finito. Alcuni ricercatori, ad esempio, hanno scoperto che soltanto il 4% del valore di un iPhone “made in China” deriva davvero dalla manifattura cinese. La gran parte deriva dai componenti ad alta tecnologia importati da Germania, Giappone e Corea del Sud. Componenti che, in Cina, vengono soltanto assemblati.
Applicando questo tipo di analisi a tutta la produzione cinese si scopre che le esportazioni nette, cioè esportazioni meno importazioni, hanno contribuito in maniera modesta alla crescita dell’economia del paese, almeno nell’ultimo decennio. 
Nello stesso periodo, il settore trainante è stato l’investimento in costruzioni, fabbriche e infrastrutture come porti e aeroporti, che ha generato più di metà della crescita.
Nei fatti, quindi è una legenda che la manifattura sia il settore trainante!
Inoltre, la Cina non è più un paese a basso costo del lavoro e gli stipendi si stanno alzando molto più velocemente di quelli di paesi vicini come Vietnam e Bangladesh. 
La manifattura cinese si sta lentamente spostando dalla produzione di beni a basso costo e a basso contenuto tecnologico a quella di prodotti più sofisticati, è piuttosto naturale che possa determinare una contrazione nella sua fase di rivoluzione che comunque avrà una durata decennale.
In conclusione, che l’indice della manifattura cinese continui a scendere non significa assolutamente niente ed è del tutto inutile mettere a confronto l’economia Cinese con qualunque altra economia più o meno avanzata
La Cina è talmente grande e con un governo talmente criptico che potrebbe essere tutto e il contrario di tutto, e non significherebbe affatto un problema. La Russia ha puntato molto sulla Cina, e non solo, se non si può determinare la perizia dei Brics di certo possiamo determinare l’imperizia delle economie più blasonate, o meglio, lo certifica l’Ocse.

autore / Luca Lippi
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