Mosul, verso la battaglia finale. Ma il futuro è incerto

01 novembre 2016 ore 9:30, intelligo

di Stefano Ursi

In queste ore sui media internazionali si rincorrono le notizie secondo le quali le forze speciali irachene avrebbero sfondato il fronte ad Est e sarebbero entrate a Mosul. Già ieri le notizie davano la città sostanzialmente per accerchiata dalle forze in campo per liberarla dal giogo dell'Isis e ora pare che la strategia possa aver dato i suoi frutti. Anche il premier iracheno, durante una visita alla città di Shura nei pressi di Mosul, avrebbe detto che ormai la situazione è vicina ad essere risolta e che presto Mosul tornerà una città libera. "Arrendetevi o morirete", avrebbe detto rivolto agli jihadisti ancora asserragliati in città. Intanto infuriano i combattimenti e la sorte dei civili, a migliaia intrappolati in quelle zone, si fa sempre più incerta e pericolosa. Lo stesso Abadi, intuendo che lo scontro diverrà man mano sempre più duro, ha esortato i cittadini di Mosul a non uscire di casa durante i combattimenti. Civili che sono ancora in città in un gran numero mentre cresce il timore di rappresaglie e di utilizzo degli stessi come scudi umani da parte dei jihadisti durante gli scontri. Si stima che solo a Mosul ci siano ancora dai 3.000 ai 5.000 jihadisti e che la situazione con l'entrata in città delle forze della coalizione possa esplodere da un momento all'altro.

Mosul, verso la battaglia finale. Ma il futuro è incerto
Ed è una convinzione che viene anche dalle denunce dell'Onu; l'ultima, di due giorni fa, L'Onu raccontava che 8 mila famiglie (circa 47mila persone) sono state sequestrate dai miliziani dell'Isis proprio alla periferia di Mosul per essere usate come 'scudi umani' per la riconquista della città. Ma mentre gli scontri sul campo infiammano la battaglia, si discute a livello internazionale sul futuro delle zone liberate dagli jihadisti; su chi e come le amministrerà e soprattutto su come costruire un clima di ricostruzione laddove sono presenti diverse realtà che concorrono alla liberazione dei territori, ognuna delle quali chiederà di poter dire la sua nel futuro dell'Iraq liberato. Il rischio di una concentrazione di problematiche etniche e geopolitiche è dietro l'angolo ed è una questione che già si comprende dover essere regolata a breve.

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