Inchiesta. Benvenuti a Roma-Suk. Ultimo appuntamento con gli ucraini

01 ottobre 2013, Micaela Del Monte
Inchiesta. Benvenuti a Roma-Suk. Ultimo appuntamento con gli ucraini
L'ultimo appuntamento della nostra inchiesta riguarda la comunità ucraina. Vedremo come si sono stanziati a Roma, dove sono i loro punti di ritrovo e come contrastano la nostalgia di casa. UCRAINI.

I primi ucraini, o meglio, le prime ucraine, cominciarono ad arrivare a Roma nella metà degli anni '90 dopo la caduta dell'Unione Sovietica a causa delle prime manifestazioni della crisi economica e soprattutto dell'instabilità sociale. Il costo della vita aumentata vertiginosamente ha fatto sì che gli emigranti in Italia crescessero in modo direttamente proporzionale. Trovando lavoro qui riuscivano quindi a risolvere i problemi economici delle proprie famiglie. Le donne infatti trovavano lavoro principalmente presso le famiglie (come domestiche o nell'assistenza agli anziani).

 Così in Ucraina si sparse la voce e aumentò il desiderio di trasferirsi in Italia e soprattutto nella Capitale. Sono circa 2.060 gli ucraini giunti qui, per lo più donne di età compresa tra i 35 e i 50 anni. La maggior parte di queste persone non hanno un inserimento stabile, il loro proposito infatti è quello di tornare in patria dalle loro famiglie che sono rimaste in Ucraina, solo uno su diciotto infatti vive qui con i propri cari. Nonostante il lavoro che svolgono in Italia sia piuttosto umile, l'istruzione di queste persone è piuttosto importante. Due terzi di queste donne ha un'istruzione secondaria e universitaria e le qualificazioni sono alte (insegnanti, ingegneri, medici e infermieri). Ciò ha causato anche una grave perdita per il paese di origine che ha registrato una vera e propria fuga di cervelli. Roma è piena di Associazioni ucraine che accolgono centinaia di persone. Sono centri sociali dove si organizzano eventi culturali, incontri tematici e feste nazionali dando l'opportunità agli immigrati di sentirsi parte di una comunità. 

Ad esempio l'Associazione Italo-Ucraina di Rebibbia ogni domenica organizza pulmini che viaggiano tra l'Ucraina e l'Italia per il trasporto di beni materiali di ogni genere, collegando le famiglie con chi vive a Roma. Grazie a questa iniziative gli ucraini riescono a sentirsi a casa usufruendo dei beni tipici del paese natale. La chiesa di Santa Sofia invece è già da due anni un vero e proprio punto di riferimenti per i greco-cattolici ucraini residenti a Roma, è ormai il centro della loro vita culturale e spirituale. I giovani emigrati, per lo più quelli che sono cresciuti qui, adesso studiano nelle università romane per garantirsi un'istruzione completa. È diversa la situazione dei ragazzi che hanno raggiunto qui i proprio genitori, relazionarsi con i propri coetanei e soprattutto con la vita sociale italiana sembra piuttosto semplice. Spesso infatti le scuole italiane aiutano passo passo a integrarsi, per questo i giovani cercano di vivere da italiani adattandosi alla cultura del nostro paese.

I negozi ucraini a Roma sono tanti, come ad esempio: Galychyna, Kozak, Roksolana e Ucraina, che vendono prodotti alimentari tipici che nei normali negozi italiani sono difficili da reperire, videocassette, Dvd, giornali, riviste, tutti il lingua russa ed ucraina. Questi punti vendita sono molto importanti per chi è a Roma da molto tempo, permettono infatti di assaporare i prodotti della propria casa e per essere sempre aggiornati sulle novità o gli avvenimenti che coinvolgono l'Ucraina

Importanti sono anche le riviste che fungono da notizie tra i due paesi e per diffondere la cultura dell'Est Europa coinvolgendo gli italiani nella scoperta dell'Ucraina e allo stesso modo coinvolgono i lettori ucraini alla scoperta della cultura italiana. Forum, ad esempio, è una rivista che esce ogni quindici giorni in due edizioni, una in russo-italiano e una in ucraino-italiano, fornendo informazioni sulle vicende sociali, politiche, economiche e di attualità. 

 32 pagine a colori e tante fotografie, la rivista viene distribuita in oltre 40mila copie tra Ambasciate, Consolati, aeroporti e Istituzioni varie. Anche Veronika, 60 anni, si racconta: "Sono a Roma da quasi 13 anni ormai e lavoro da sempre per la stessa famiglia. Ho visto crescere i ragazzi che sono per me come figli. La vita in Italia non è sempre stata facile, all'inizio non conoscevo la lingua e non avevo amici, ambientarsi è stato complicato. Adesso va meglio, ma la nostalgia si fa sempre più sentire, per questo spesso torno a casa dove mi aspettano i miei figli e le mie nipoti. È per loro che lavoro, la maggior parte dei soldi che guadagno vengono spediti in Ucraina per aiutare la mia famiglia che ha qualche problema economico. Ormai è tanto che sono qui e sono riuscita a farmi una vita anche fuori dalla casa per cui lavoro, così il giovedì e la domenica li passo con le altre ucraine che vivono qui. Ci ritroviamo in chiesa, andiamo al parco e oltre a parlare nella nostra lingua mangiamo anche i nostri piatti tipici, così ci sentiamo un po' a casa anche se siamo lontani."

Così le nazionalità a Roma sono tante e variegate, nonostante ciò la Capitale non è famosa per la propria capacità di accoglienza. I tempi stanno cambiando e se per molte capitali europee gli stranieri sono una risorsa e un vanto (come ad esempio negli Stati Uniti e in Inghilterra) in Italia stanno diventando una sorta di problema e l'integrazione viene sempre più ostacolata.  
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