Il discorso di domani, le tre tentazioni di Enrico e l’implosione del Pdl

01 ottobre 2013 ore 11:38, Lucia Bigozzi
Il discorso di domani, le tre tentazioni di Enrico e l’implosione del Pdl
Silvio
ha ritrovato il sonno, Enrico combatte con l’insonnia e le tentazioni. Tre tentazioni nelle ore che lo separano dal discorso alle Camere, passaggio-chiave per capire due cose: se Letta andrà avanti – rimpasto governativo incluso – o se tutti correranno i cento metri verso le urne. Non solo: è nel centrodestra che la resa dei conti dovrà dire quanti centrodestra si formeranno dopo lo showdown di Berlusconi. Ecco perché Enrico non dorme.
MAGGIORANZA ALTERNATIVA. E’ l’ opzione più accreditata nelle ore concitate – notturne e diurne – delle trattative trasversali tra partiti responsabili ma anche nella rosa dei parlamentari altrettanto responsabili (pronti a sostenere un Letta bis o in alternativa un governo di scopo retto da un tecnico, circola la voce del super-ministro economico Fabrizio Saccomanni). Quindici-venti-trenta eletti è il numero magico che rimbalza nei corridoi ovattati del Senato e nei quartier generali dove si va avanti non stop con riunioni allargate e poi ristrette. Se in nottata l’ipotesi sembrava non stare in piedi, stamani il quadro è cambiato. In mezzo l’esito dell’assemblea dei parlamentari pidiellini col capo: nessun diritto di parola o di replica. Monologo di quaranta minuti per dare il timing al governo su Imu, Iva e legge di stabilità. Poi, tana liberi tutti. Cicchitto è uscito dalla Sala della Regina con il volto tiratissimo, quanto basta per capire che il suo no al metodo di sabato, ieri sera era più solido. Non solo: dopo il summit dei gruppi parlamentari, le colombe governative si sono riunite in conclave notturno per ragionare sul da farsi. E come se non bastasse, gli spifferi di Intelligonews segnalano un faccia a faccia di fuoco tra Alfano e Berlusconi. Che succederà? L’idea di uno strappo, stamani, appare tutta in campo e forse già domani potrebbe palesarsi nel voto di fiducia al premier. Con le colombe governative ci sono i senatori responsabili (Pdl, Gal, oltre alla pattuglia dei grillini dissidenti) e se i conti tornano, come pare stiano tornando nella conta del chi sta con chi, domani Letta potrebbe uscire da Palazzo Madama con la nuova lista dei ministri in tasca. O, come dicono nei ranghi dei pidiellini duri e puri, quelli del partito strutturato che si contrappongono ai pasdaran forzisti, potrebbe perfino reincaricare i ministri decaduti. TATTICA PRE-ELETTORALE. Se la situazione dovesse precipitare e i numeri impazzire, Letta potrebbe usare il discorso di domani alle Camere, pro domo sua. In altri termini, potrebbe trasformare un intervento teso a spiegare le ragioni di chi ha deciso di staccare la spina non per l’Iva ma per la decadenza di Berlusconi da senatore (cioè le sue vicende giudiziarie), come ha candidamente ammesso ieri sera a Porta a Porta Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl, nel primo atto di una campagna elettorale già alle viste, lanciando la sua candidatura alla premiership del centrosinistra con un vero e proprio manifesto programmatico. Del resto l’accenno sulla riforma dell’Iva declinato da Fazio a Che Tempo che Fa è un tassella della piattaforma programmatica alla quale il premier non intende rinunciare. ASSE LETTA-RENZI TRA ROMA E BRUXELLES. E’ l’opzione sullo sfondo. Nel caso in cui il premier non dovesse avere i numeri dalla sua, e dunque non avere una maggioranza solida che gli consenta di tagliare il traguardo del 2015, potrebbe stringere un patto di ferro con Matteo Renzi , già ri-finito nel mirino di D’Alema ed Epifani per i quali se c’è il voto anticipato non si fa il congresso. Patto in base al quale il sindaco rottamatore abbandonerebbe le ambizioni da segretario per lanciarsi alla conquista di Palazzo Chigi e il premier uscente già proiettato in Europa, con un biglietto in tasca per fare il commissario europeo. Non è un mistero infatti, l’orizzonte internazionale al quale Letta ha sempre guardato immaginando la sua carriera politica. Della serie: se devo finire nella tempesta italiana, meglio un posto al sole a Bruxelles. E un telefono diretto sulla scrivania per chiamare Obama e Putin.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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