Il criminologo Bruno: «Non ci sono prove contro Parolisi e Meredith e vi spiego perché. Femminicidio? E' in diminuzione»

01 ottobre 2013 ore 16:20, Marta Moriconi
Il criminologo Bruno: «Non ci sono prove contro Parolisi e Meredith e vi spiego perché. Femminicidio? E' in diminuzione»
Francesco Bruno, noto criminologo ma anche medico, spiega ad IntelligoNews i suoi dubbi su due sentenze che hanno monopolizzato la cronaca nera di questi ultimi tempi: il caso Parolisi e il delitto di Perugia che vede Meredith di nuovo protagonista di un Appello bis.  «Per Parolisi c’era almeno il movente, cioè il tradimento nei confronti della moglie, nel caso dell’americana neanche quello»: è l’opinione di Bruno. E poi sul femminicidio stravolge il sentire comune, chiarendo che «il femminicidio innanzitutto non è aumentato, ma piuttosto è diminuito in Europa e non solo in Italia». Salvatore Parolisi è stato condannato in appello a 30 anni di carcere. Da quanto ha potuto seguire del caso, è giusta la sentenza? «Primo: a me sembra un’enormità sul piano giuridico. Perché, e questo è il mio parere, non c’è una prova. Posso anche capire che il ragionamento fatto dai giudici sia quello di aver pensato che siccome non può essere stato un fantasma, allora la colpa è del marito. Ma non c’è alcun elemento di prova classica, che possa confermare questo pensiero. Sono soltanto dei sospetti ed è improprio condannare una persona all’ergastolo così». Ma perché allora questo giudizio di condanna? «Me lo aspettavo perché questo non è un caso in cui si esprime la sovranità dello Stato in pieno: va ricordato che in questo caso c’è anche la giurisdizione militare stabilita dalla legge, essendo Parolisi un militare.  E ha giurisdizione sui luoghi dove lavora l'autorità militare. Il Tribunale ha potuto indagare solo fino ad un certo punto e, chiaramente, così non poteva arrivare ad avere elementi dirimenti. C’è sicuramente qualcosa che non è stato detto, fatto e visto e che mi lascia perplesso sulla decisione finale». Ma non condivide neanche la descrizione del delitto? «Non può essere avvenuto nei termini descritti, che si basano sulla fantasia. Ci sono elementi inconsistenti dunque. Se facciamo dipendere la libertà di un uomo dalla saliva, ed è il marito… non è giusto». Processo Meredith. Al via il nuovo appello. Anche qui tutto da rifare? «Anche qui non c’era la prova. Mentre per Parolisi c’era almeno il movente, cioè il tradimento nei confronti della moglie, in questo caso neanche quello. Non c’è nessun motivo, per cui questi poveri disgraziati si sono trovati in mezzo a questa situazione. Ma siccome siamo sempre sul discorso delle probabilità, la gente ci crede e…». Sta dicendo che l’effetto mediatico ha il suo peso, anche sui giudici? «E certo che ha il suo peso. Molte donne d’Italia sono convinte dalle trame passionali, per esempio». Ma il sistema della giustizia non funziona allora? «Il sistema della giustizia non funziona ed è arrivato ad un livello tale che può distruggere il governo, pensi dove siamo arrivati. E’ vecchio, non si è mai riformato adeguatamente e la sua concezione del mondo è quella di ancor prima della seconda guerra mondiale. Mi pare che qualche anno sia passato, o no? Oggi quel sistema non serve più neanche a dirimere il furto di un detersivo al supermercato. I sistemi giuridici devono cambiare negli anni». Parliamo di femminicidio. Una legge contro le stragi delle donne  è giusta? Vi è stato chiesto, come esperti, un parere per la sua stesura? «Il femminicidio innanzitutto non è aumentato, ma è diminuito in Europa e non solo in Italia. In realtà è così da sempre, perché risponde ad una logica perversa che è quella patriarcale. Ci sono poi gli omicidi patologici, il matto che uccide chi gli capita a tiro, quelli in questo momento sono in aumento perché i matti non vengono curati a dovere». Ma allora il problema qual è? «I principi basilari della legge devono essere sempre gli stessi. Non è che perché ci sono più donne morte devono fare una legge per loro. Se ammazzi un uomo o una donna è uguale. Per ogni 20 donne uccise, ci sono 80 uomini che vengono uccisi e allora che dobbiamo fare? Le norme devono essere generali e devono avere una lunga durata nel tempo, devono essere anche astratte». Però, la legge frenerà comunque il fenomeno, più o meno esteso che sia? «La legge sul femminicidio non c’entra niente con questo discorso. Tra l’altro nessuno ci ha chiesto un parere, fanno quello che piace a loro, ma quando aumenterà il fenomeno se ne accorgeranno. Come in altri Paesi, occorreva pensare ad un’aggravante, per esempio quando il movente è l’odio nei confronti di soggetti più deboli, come omosessuali o donne. Invece in Italia le scelte sono politiche, punto e basta».
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